Oprah, l’autocoscienza americana, nella casa di Whitney Houston. Un mese dopo

12 mar


Solo Oprah poteva fare le interviste che sono andate in onda stasera, domenica, sul suo canale OWN. Oprah e’ entrata nella casa di Atlanta della famiglia di Whitney Houston. Ad accoglierla per prima Bobby Kristina, 19 anni, la figlia di Whitney. La ragazza appare solida, credente, concentrata su una sua possibile carriera nel segno della madre, una strada che appare tracciata da tempo. Poi parlano la cognata e il fratello di Whitney, che ricordano gli ultimi momenti, un mese dopo.
Oprah si mette in comunicazione con i suoi interlocutori sempre. Perché, come sa chi fa questo mestiere per autentica passione, si mette in gioco lei stessa. E’ capace di ridurre le distanze in pochi secondi e creare una comunione di gesti, sguardi e solo alla fine di parole. Oprah abbraccia, tocca, prende la mani dei suoi intervistati, piange. E fa le domande che deve fare, quelle che tutti si sono fatti. Sulle droghe, sul matrimonio, su invecchiare ed essere madre e figlia.
Oprah nel suo canale, lontana dal network generalista, e’ sempre la grande sacerdotessa della televisione americana. L’unica in grado di raccontare tragedie senza retorica perché la sua biografia le ha fornito gli anticorpi per affrontare chiunque e qualsiasi cosa. E’ un monumento fragile, sempre più new age ma non lontana dal sentire comune. La vedrei bene prima donna alla Casa Bianca, nello studio ovale.

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