Il primo che fa un palinsesto all’americana batte tutti

20 mag

In viaggio in Italia per qualche giorno, si finisce inondati dalle interminabili prime serate tivù, una specialità di casa nostra e di pochi altri paesi europei. Diamo per scontato che la televisione si debba fare così, con un prime time dilatato fino allo sfinimento e al drenaggio di ascolti delle platee moribonde accasciate sui divani nella notte incipiente.
Questo continua a valere almeno per i sette maggiori canali, con poche, timide, eccezioni.
Sono convinto che esista una via diversa alla costruzione dei palinsesti che salvi entrate ed uscite ( pubblicità e gradimento ). In America, dove la televisione l’hanno inventata e ai profitti ci tengono, hanno da sempre riservato le serate fiume solo allo sport e agli eventi. Saranno fessi gli americani ma non su questo terreno. Loro pensano che l’offerta frazionata in ore e mezze ore, con tre, quattro cinque programmi per serata paghi di più. E non raccontiamoci che sia una questione di budget. E’ di idee. Certo i talk shows e i talent costano poco. Perché non spalmarli su più giornate a botte da un’ora l’uno ? American Idol, The Voice vanno su più serate, seguiti da serie, sit coms, news magazines.
La televisione che si incrocia con i social networks non ama le serate infinite.
La paleotelevisione all’italiana e’ a una svolta. Orsu’, coraggio.

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