SLOW TRAIN COMING, bassa velocita’ americana

9 giu


Mi sto facendo, in compagnia, qualche migliaio di chilometri in treno da est a ovest degli Stati Uniti. Stanotte alle 3.45 partiamo da Cleveland per Chicago e domani sarà la prima settimana di questo viaggio con soste in stazioni Amtrak, la società dei treni americani, teoricamente privata ma sovvenzionata dal governo federale dal 1971, anno in cui Nixon diede il via al tentativo di rilanciare la ferrovia nel paese. Il biglietto di coach ( classe economica ) ce lo paghiamo e costa con roomette (lettino, quando occorre ) e pasto incluso di notte la bellezza di 1586 dollari, coast to coast, a testa ( da Portland, Maine a Portland, Oregon ).
Avevo fatto questa traversata a 18 anni, dopo la maturità, con i bus Greyhound, in un’altra era, quella post ( di poco ) Woodstock. Sui treni trovi oggi un’America simile ma anche molto più middle class. Un’America tollerante, silenziosa, senza un solo squillo di cellulare per ore e decine di computer aperti sulle ginocchia con dvd di film e serie tv dentro, come colpi in canna. Tutto e’ spartano, consumato, liso ma i bagni sono enormi per i disabili, che sono tanti tra i viaggiatori. Molto cortesi e perfino autorevoli i controllori che slittano perfetti tra un’umanità sbracata di cui vorresti conoscere le storie, una per una.
Sono quattro le linee possibili che tagliano orizzontalmente l’America, le stesse incise su questa terra con la rivoluzione industriale partita dalle ferrovie che costruirono le prime grandi ricchezze familiari di questo paese. Noi abbiamo scelto quella più nord, che dopo Chicago salira’ a nord, ai confini del Canada, passando per Fargo.
La ferrovia potrebbe avviare una nuova rivoluzione manifatturiera, a crederci. A starci dentro in questi giorni, in quelle carrozze cromate, ti sembra di capire di più questo paese. Che non corre con l’alta velocità ( avanziamo lentamente sui novanta chilometri all’ora) ha strade e ponti che stanno in piedi con una manutenzione ridotta e che a percorrerlo ti sembra fermo a cinquanta anni fa. L’America vista dall’Amtrak non e’ quella della Silicon Valley. E’ quella di Topolino, Frank Capra e anche Steinbeck, di questi giorni.
P.S. Arrivati alla stazione apprendiamo che il nostro treno per Chicago ha 58 minuti di ritardo. E’ una bella nottata; un amico Amtrak ci dice che d’inverno con neve e ghiaccio può’ andare peggio. Slow trains coming, in America, anno di grazia 2012.

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