La rivolta del Patata e quella delle piazze

18 Feb

Intreccio due moti di popolo che in queste ultime settimane hanno avvicinato, fino quasi a farli coincidere, il popolo dei benzinai di Internet (quelli che danno il carburante for free, i contenuti a siti e blogs) ai popoli in carne ed ossa di piazza Tahrir (Egitto) e piazza Pearl (Bahrein). E’ la fondamentale questione dei nostri giorni. E del nostro futuro.
Ricordate “i grandi vecchi”, i mandanti che sarebbero stati dietro i movimenti di piazza del passato? Ora sono migliaia di “grandi giovani” che si muovono (anche, non solo) grazie alla comunicazione sociale digitale. Si questa volta The Times They’re A-Changin veramente. Basta seguire uno come NICHOLAS KRISTOF del New York Times, il cantore di questi nuovi movimenti, che per anni ci ha raccontato un’Africa di cui a nessuno fregava niente, per capire che i tempi stanno cambiando con una velocita’ da paura mentre qua, in Italia, dove mi trovo per qualche giorno, i talk shows, i telegiornali parlano d’altro, solo di quello che sappiamo.
Le hanno chiamate twitter revolutions e noi subito le abbiamo raccontate cosi’, paghi di avere trovato una chiave interpretativa di una realta’ che non capivamo (ma non solo noi che e’ relativamente grave, soprattutto il Dipartimento di Stato americano). Invece ha scritto il New York Times in uno dei giorni della rivoluzione egiziana che la parola “icandateyou” (posso vederti per un appuntamento, di genere”non rivoluzionario”) aveva 274.000 menzioni su Twitter alla stessa ora in cui la parola Mubarak ne aveva 11.000. Che indica sempre un trend ma vuol dire anche andiamoci piano con le sintesi improvvisate. Viene in mente un’altra giornalista del New York Times, la caustica MAUREEN DOWD, quando parlando di quelli pazzi per la nuova messaggistica digitale ha scritto “D’altronde viviamo in tempi in cui i tweets sono scambiati per introspezione”.

Anche senza Al Jazeera (che era sempre accesa al Dipartimento di Stato americano ma non a casa mia a New York perche’ finora non ha un canale da cui trasmettere…) la rivoluzione egiziana e’ stata la piu’ televisionata della storia in America. Ci siamo inebriati di piazza Tahrir e abbiamo quasi dimenticato la politica estera di Washington fino al giorno prima, anzi anche durante i primi giorni, di appoggio a Mubarak che WIKILEAKS ci aveva ricordato con alcuni imbarazzanti messaggi diplomatici. Anche senza Wikileaks, sapevamo che gli aiuti militari degli Stati Uniti all’Egitto erano di 1,3 miliardi di dollari all’anno. Per cui ora Hilary Clinton ha diviso Internet in mele marce (Wikileaks) e mele buone (i social media portatori di liberta’) ma tutti sanno che quando vendi merci all’ingrosso (tutte robe americane le invenzioni internettiane) vendi tutto il pacco completo.
E proprio mentre stavamo tutti a dire che allora Facebook e Twitter servono a riempire piazze non solo per le foto dei nudi di massa di SPENCER TUNICK (che cosi’ fa le convocazioni quando gira il mondo) c’e’ stata l’altra rivoluzione, quella che ho detto “del Patata”. La vendita dell’HUFFINGTON POST, baluardo della liberta’, alla corporation AOL ha scatenato l’ira dei bloggers, famosi e non, che ci scrivevano gratis. In realta’ ARIANNA HUFFINGTON circa 200 assunzioni le aveva fatte ma la galassia dei collaboratori for free era infinitamente piu’ larga. Uno di questi e’ il comico televisivo BILL MAHER che ho visto cuocere Arianna in una intervista nel suo programma su HBO la scorsa settimana. Ma come, le ha detto Bill, noi bloggavamo gratis e ora tu passi alla cassa senza dividere il malloppo? Arianna provava a dire che sara’ un bene per l’umanita’ perche’ il Post ora andra’ su una piattaforma piu’ grande ma Bill aveva in testa solo quella cosa li. Cosi’ e’ saltata fuori la questione di quella che il Financial Times aveva definito Nuovo Medioevo Digitale e ora il New York Times ha chiamato Feudalesimo Digitale. Un mondo di schiavi, di servi che lavorano gratis per padroni che non sono Robin Hood. Sono i Patata di tutto il mondo che riempiono di contenuti tanta roba che c’e’ su Internet e lo fanno consapevolmente come per WIKIPEDIA o meno consapevolmente come per FACEBOOK e compagnia tweettante. Questi nuovi padroni del mondo sembrano come noi a vederli da fuori e di questo egualitarismo formale hanno fatto una divisa e non solo. Arianna Huffington sembra l’immigrata greca del mio pianerottolo che incontro quando butto l’immondizia e Mark Zuckerberg non si toglie la felpa nemmeno per andare a letto.
Cosi’ ci siamo cascati. Pero’ gli schiavi di Internet non sono come gli eterni stagisti negli old media che aspirano solo ad un posto. Hanno una vocazione attivista, evangelica. Sono i Peace Corps di questo nuovo secolo. Ma non ci stanno ad essere presi per il culo. Per di piu’ l’arte del copia e incolla e della riscrittura con i link e’ la moderna moltiplicazione dei pani e dei pesci in cui e’ spesso difficile risalire agli autori dei miracoli. Attraversiamo tutti, cari Patata, una fase nuova del capitalismo, non descrivibile con gli strumenti che ci avevano dato i dimenticati teorici del secolo scorso. La redistribuzione del sapere non si e’ incrociata con la redistribuzione del reddito. Urgono rivoluzioni nelle piazze di Internet.

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