Politics, lies ( e un sacco di videotapes )

30 ago

Oggi a Tampa ho assistito ad una contestazione a Condoleezza Rice, interrotta due volte nel corso di un dibattito sulla politica estera americana. Lei tranquilla ha atteso che la contestazione si spegnesse e in serata ha impacchettato un discorso di una spanna sopra tutti alla convention ( con amnesia su Osama bin Laden, Dr. Rice ) .
Un discorso aperto ad una diversa politica sull’immigrazione ( come prova a fare sempre Jeb Bush ) da quella praticata dai governatori repubblicani degli stati di confine.

La platea bianchissima dei delegati sta in questi giorni plaudendo a tutti ( i pochi ) afroamericani e latinos del partito spediti ad affrontare la mission ( forse ) impossible di recuperare consensi tra le minoranze. Non aiutano interventi come quello dell’immarcescibile John McCain che vorrebbe giocare con i soldatini tutta la vita, dichiarando guerre a destra e a manca.
La platea applaude tutti ma per la prima volta stasera si e’ scatenata e liberata di un peso ascoltando Paul Ryan.
C’era forte il dubbio di una prestazione non esaltante e invece Ryan e’ stato consacrato campione dei nuovi conservatori repubblicani. Del discorso scritto ( e letto, cari miei il teleprompter non e’ solo obamiano ) dai maestri John McConnell, Dan Senor e Matthew Scully ( quello di Sarah Palin alla convention del 2008 ) più di tutte mi e’ piaciuta l’immagine del ragazzo chiuso nella sua cameretta che guarda sconsolato il poster ( Hope ) di Obama.
Speravo anche in una cosa che non succede mai. Meno amnesie e balle. Se uno come Ryan e’ nel Congresso dagli Stati Uniti dal gennaio 1999 e vota con Bush tutte le spese straordinarie proposte dall’amministrazione, come mostra il suo record, e’ bizzarro poi ergersi a candido paladino della responsabilità’ fiscale e attribuire ad Obama la chiusura di una fabbrica GM nella sua città del Wisconsin, impianto sbarrato nell’anno in cui Bush era ancora alla Casa Bianca. E poi il silenzio sulla legislazione antiabortista a cui ha lavorato che stasera non era il caso di nominare.
E’ andata così nell’ora che i networks hanno dedicato alla convention. Condi, la maestra in forma e Paul, il ragazzo in carriera che rimprovera ad Obama di non avere mai lavorato nel privato e lui e’ membro del Congresso da quando aveva 29 anni. Poi, come sempre in America a qualsiasi latitudine, il telemarketing di mamma, moglie e figli. Tutto perfettamente staged, un’operina perfetta che ci ha consegnato il nuovo faro della conservazione in America. Rimozioni a parte.

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