Belle e brave

22 Feb

Rimando da qualche giorno la scrittura di un post sulle molestie sessuali, le violenze subite da LARA LOGAN della CBS in piazza Tahrir al Cairo, in una delle giornate della rivoluzione egiziana. Lara e’ stata in ospedale per giorni.
Diffido da sempre di uomini che scrivono, parlano di donne in questi casi e lo fanno scontatamente secondo i canoni del politicamente corretto e della ovvia indignazione.
Per la cronaca in quella piazza era stato picchiato, non molestato sessualmente per quello che e’ dato sapere, la star di CNN, il giornalista ANDERSON COOPER e con lui altri inviati occidentali. Furia islamica? Diversa dalla solita vigliaccheria del branco, che, a Roma, ha appena prodotto in quattro giorni due stupri di giovani straniere nel centro della citta’ ad opera, forse, anche, di cristiani?
MAUREEN DOWD, sul NEW YORK TIMES, ha elencato coloro, commentatori e ricercatori, che online hanno piu’ o meno detto che la brava e bella Lara la violenza se l’e’ cercata. KIM BARKER di ProPublica ha scritto che Lara ha rotto il muro del silenzio sulle violenze che le giornaliste, donne, subiscono nei teatri di guerra. Altri hanno scritto che e’ stata costretta a dirlo perche’ in troppi avevano visto. Dice ancora la Barker che qua l’Islam c’entra poco (anche se e’ capitato di leggere che le molestie alle donne in Egitto sarebbero “pratica di massa e tollerata”). E ancora che naturalmente non c’entrano le idiozie sul fatto che Lara si butti dove vede pericoli, che e’ intossicata di guerre. Ricorda la Barker che solo l’anno scorso 44 giornalisti nel mondo sono caduti facendo il loro lavoro ma non ci sono notizie di stupri e violenze sessuali che sono probabilmente accaduti. Perche’ questo e’ il pericolo addizionale che le donne che partono per raccontare le guerre, le rivoluzioni rischiano. E le donne reporter in guerra sono le piu’ brave, almeno a guardare la televisione americana (ma anche, scusate, quella italiana). Hanno spesso una qualita’ di racconto superiore, uno sguardo piu’ rotondo, piu’ attento, piu’ penetrante perche’ sono in guerra due volte. Con gli uomini e con gli eserciti. Ha scritto sul Corriere della Sera DACIA MARAINI che lo stupro e’ un’arma di guerra. E la storia, anche quella piu’ patinata e reticente, ce lo ha detto mille volte.
EVA CANTARELLA ha scritto, citando Paul Veyne, che la virilita’ dei romani era una “virilita’ di stupro” (e non in senso lato). Ho cercato se non una risposta ma un’idea, recentemente, nella lettura di un libro di cinquanta anni fa di ORIANA FALLACI, che ho trovato da mia madre (“Il sesso inutile. Viaggio intorno alla donna”). Ma la Fallaci, che questo mestiere ha fatto senza timori, ha un’idea troppo superagonista, troppo super in generale per poterci dare un suggerimento piu’ mediano, piu’ in linea con le decine, centinaia di giornaliste in giro per il mondo. Oggi, rispetto agli antichi romani e alle guerre di Oriana Fallaci, c’e’ questo inferno-paradiso della comunicazione sociale che dilata i termini della questione.
Intanto ho titolato belle e brave, perche’ cosi’ hanno scritto tutti e perche’ e’ vero. Da sempre vedo e dico che le inviate della televisione americana passano il doppio esame (bravura e bellezza) ed escono fuori da una selezione darwiniana feroce. Non importa qua giudicare adesso perche’, oltre che brave, devono essere belle. Non faccio il direttore di rete o di tg. E oltre che belle e brave devono stare zitte quando incappano in violenze sessuali perche’ altrimenti riciccia fuori il pregiudizio antidonne giornaliste in zone di guerra.
Il paradosso angoscioso e’ che i giornalisti, che dovrebbero per mestiere andare a caccia della verita’, se donne spesso chiudono in se stesse quella piu’ terribile.

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