Oscar in bianco e nero. Nell’America di Obama

28 Feb

http://www.youtube.com/watch?v=JA63glohLhg

Non e’ stato un anno memorabile al cinema. Consegno i miei di Oscar ma non lo faccio con entusiasmo. Per me miglior film THE SOCIAL NETWORK. Migliori attori protagonisti Colin Firth e Jennifer Lawrence (i meno peggio). Piu’ convinto sono dei miei migliori non protagonisti, tutti e due da THE FIGHTER, Christian Bale e Melissa Leo. Il regista, David Fincher.
Ma, se avessi potuto, avrei premiato per quasi tutto UNSTOPPABLE, la storia vera del treno che corre senza guida e due conduttori, macchinisti che ci saltano sopra e provano a non farlo schiantare contro un centro abitato. Puro thriller senza morti e senza cazzi. Nel senso che la regia dell’ottimo TONY SCOTT e la recitazione di DENZEL WASHINGTON (e Rosario Dawson) costruiscono un film che inchioda alla poltrona e racconta, senza menarsela tanto,il paesaggio industriale e umano di una crisi profonda, senza indulgere in manierismi pregiudiziali. Uno di quei film ritenuti, naturalmente a torto, minori e di genere.
Questo premio mancato (Denzel Washington ha gia’ vinto due Oscar e non e’ questo il problema) lo indico perche’ mi serve anche per allargare lo sguardo oltre la cerimonia di quest’anno. Nessun candidato di colore. Che vuol dire, che vorrei le quote per gli afroamericani?
Naturalmente no ma certo c’e’ questa coincidenza (niente nominations nell’anno di Obama) su cui hanno scritto in parecchi (dal New York Times in giu’), mancando il centro della questione. E che ha a che fare, appunto, con la Casa Bianca per la prima volta occupata da una famiglia nera. Gli Oscar sono una fotografia di gruppo dello star system, simbolica dello stato della societa’, della sua integrazione, del suo avanzamento. Si lo so, sembra un collegamento tirato per i capelli ma in America le relazioni tra razze sono una ferita costantemente aperta e su questo c’e’ una sensibilita’ diversa che da noi. Non dimentichero’ piu’ quella notte notte nello stadio di Denver in cui ci fu la celebrazione della nomination di Obama e, soprattutto, le file di ore ai suoi comizi in South e North Carolina fatte al novanta per cento di neri che per la prima volta sentivano di far parte del paese che li aveva deportati, schiavi.
Il centrista, pragmatico, politicamente corretto Obama non e’ riuscito nei primi due anni di amministrazione a marcare successi nelle politiche di integrazione perche’ la crisi economica ha inciso drammaticamente. Ci vorra’ molto tempo perche’ nasca un Facebook creato da afroamericani. Asiatici e bianchi dominano il mondo nuovo della comunicazione digitale. Che ha approfondito il divario, ha allargato la forbice. Ha ridisegnato la struttura di classe della societa’ americana. Perche’ i nuovi inventori, i creatori di Slicon Valley saranno pure, in alcuni casi, dei dropout dalle universita’ ma di quel concime, di quell’intrecciarsi di relazioni si sono alimentati ed in quei luoghi i neri rimangono una debole quota minoritaria. Ai test per essere ammessi nei licei pubblici di Manhattan (che mio figlio ha fatto da poco) sono passati il 3% degli afroamericani in zone in cui la popolazione di colore e’ oltre il 20%. Obama sa che se non si passa dalla scuola rimarra’ sempre solo la NBA e, in rari casi, Hollywood per il riscatto della sua gente. E’ vero che solo nove anni fa, per la prima volta, e’ stato assegnato un Oscar ad un’attrice nera, Halle Berry, ma non c’entra il palco del teatro Kodak, a Los Angeles.
Harlem, non Hollywood, questo e’ il problema.

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