Quanta politica nel paese dell’antipolitica

28 nov

In queste giornate italiane sbircio televisione in orari diversi e trovo, sempre, tantissima politica. Non solo, certo, per le primarie che probabilmente funzionano da acceleratore della dialettica, dell’interesse, della contrapposizione.
Osservo questa invadenza logorroica, questa reiterazione di volti, questa sloganistica ( se risento “usato sicuro” e “rottamazione” urlo ) svuotata.
Non faccio la verginella attonita nei giardinetti che conosco bene per antica frequentazione. Ma sono in grado di fare un timido paragone. E ripeto, noiosamente ormai anche a me stesso, che la dose di politica che si assume qua, nel belpaese, e’ oltre ogni ragionevole idea di manutenzione del nostro precario, collettivo, equilibrio fisico, extracorporeo.
La variabile Renzi ha squadernato la liturgia della messa e gli officianti hanno provato a respingerlo. Senza capire che il ragazzo di Firenze veniva a salvare anche loro, al di la’ delle tesi che sostiene.
La politica non e’ nemmeno spettacolarizzata, girata all’intrattenimento, come in America ( con allargamento reale ai familiari, all’intersezione feroce e frizzante con i social media ). Quando non e’ estetica del citofono, dell’intervista negata e’ intervista inginocchiata. E totale rimozione della straordinaria performance ( nei sondaggi ) di un movimento che viene dato al 20% e oltre senza fare mai capolino in televisione.
Si dovrebbe parlare solo di questo in una televisione normale ( comunque per un paio d’ore alla settimana, non di piu’). Ma questo sarebbe fare antipolitica. E allora si fa politica.

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