TV. Il meglio dell’anno. E dove tira il vento

13 dic

Il 2012 e’ stato un anno televisivo segnato dalla campagna elettorale. Ma quello che accade in America e’ che tutto il resto, la TV delle serie, continua come se nulla fosse. Non sono state segnalate riunioni straordinarie di consigli di amministrazione dei networks per far saltare le finali di un talent show, ad esempio. Cosi’ chi ha seguito la sfida per la Casa Bianca ha potuto farlo nella nicchia dei canali allnews, che hanno allargato la platea ma arrivando tutti insieme nel prime time a fare meno ascolto di una qualsiasi puntata di Ballaro’.
Quello che e’ accaduto ( detto e ridetto ) e’ che la visione e’ diventata sempre piu’ mobile, differita, personalizzata. Dentro questa cornice meno statica il valore di quelli che erano i canali di nicchia e’ cresciuto oltre ogni previsione, andando in alcuni casi a minacciare e perfino superare i grandi networks che noi chiamiamo generalisti ( ma a che a pensarci bene servono ormai solo “nicchie piu’ grandi” ). Due esempi per tutti, The Walking Dead (AMC ) e Duck Dinasty ( A&E ).
Il 2012 ha anche segnato il trionfo delle docufictions declinate ormai in ogni possibile variante e spalmate ovunque. Dagli Amish agli epigoni di Jersey Shore.
Andando invece sulle serie vi srotolo la mia top five. Con una premessa. Io vedo di solito il pilot o la prima puntata delle cose nuove e se non mi prendono subito le mollo.
La cosa e’ oggetto di discussione domestica con mio figlio che mi dice di insistere in casi in cui casso al primo sguardo la novita’. Esempio Revolution ( NBC ) il nuovo J.J.Abrams postapocalittico che io ho trovato stereotipato e prevedibile. Simile giudizio in passato per Alcatraz, Terra Nova, The Event.
Ora il meglio.

1) TREME ( HBO )
Perche’ per principio e stima mi piace quello che fa David Simon ( The Wire ). Mi piacciono le storie intrecciate che compongono una fotografia. E questa della New Orleans post Katrina e’ straordinaria. Ma vi devono piacere ( tanto ) la musica e il cibo di quel posto, che va perlustrato con attenzione.
2) MAD MEN ( AMC )
La quinta stagione meglio della quarta. Vado pazzo per Peggy ma trovo che Don Draper sia il carattere meglio raccontato di tutta la storia della televisione. Il suo passare attraverso la vita cogliendo la superficie di quello che gli si muove attorno e’ profondamente moderno. E questa e’ la cosa piu’ sintetica ┬áche possa dire per riaffermare la centralita’ di Mad Men.
3) HOMELAND ( SHOWTIME )
La seconda stagione che si chiude domenica e’ stata discontinua. Puntate di puro incanto ( e tensione ) intervallate ad altre piu’ sbrodolate e avvitate attorno alla necessita’ di estrarre nuovi caratteri ma di non riuscire a farceli diventare veramente interessanti. Sempre, comunque, l’attesa della domenica sera di Homeland ha fatto a pezzi quella della domenica sportiva, in genere ( italiana e americana ).
4) SHAMELESS ( SHOWTIME )
La famiglia spezzata, larga e complessa di Shameless e’ una vera famiglia. Le altre, quelle del Mulino Bianco, sono fiction. Il trasloco dall’Inghilterra a Chicago della versione americana e’ riuscito anche grazie ad un casting strepitoso. In cui, forse, e’ proprio il piu’ bravo, il padre Gallagher di William H. Macy, ad essere troppo macchietta. Solo l’arrivo prossimo della terza stagione potra’ colmare il vuoto di Homeland.
5) GIRLS
Non tanto per quello che si e’ visto nella prima stagione ma per quello che ha detto oltre la tv. Brooklyn e la generazione di eterne/i stagisti ( ebbene si, anche in America ). Piu’ per quello che promette di essere che per quello che e’ stato. Poi certo anche perche’ Lena Dunham non e’ la solita ragazzotta di plastica. Anche se ormai lo abbiamo capito e qualche volta potrebbe anche buttarsi qualche straccio addosso. Che fuori fa freddo.
Chiudo con le vetrine della New York Public Library che hanno apparecchiato un omaggio a Mad Men. La televisione e’ il romanzo popolare della nostra epoca. Lo abbiamo sempre detto. E qua ci credono davvero.



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