La post televisione globale ( e la talk televisione locale )

25 mar

Il miliardo di youtubisti produce bilanci e sguardi sul futuro anche in Italia, il luogo in cui la televisione generalista e’ una cosa diversa da tutto il resto del mondo. Si ragiona su quanto You Tube sia televisione, comunita’, luogo altro. In attesa di misurare la presa dei canali e delle produzioni attivate ( Ridley Scott e Simon Cowell in arrivo, a pagamento ) . Concreta sembra l’ipotesi di alloggiare su You Tube serie scartate dai networks che continuano a godere di un seguito di supernicchia.
Ma non c’e’ solo You Tube a spingere la tele-visione fuori dall’elettrodomestico. Sono in tanti ad essere arrivati dalle parti di Fort Alamo per l’assedio finale. Sono players nuovi e antichi, uniti dalla visione di una prateria infinita, nomade, piena di oasi ( che chiamano nicchie ) e che accendono fuochi nella notte in cui tutto era grigio ed ora e’ un cielo piene di stelle. E’ il Far West digitale, elettronico, iperconnesso diciamo cosi’, per giustificare la metafora. Basta vedere cosa sta combinando Aereo, la societa’ creata da Barry Diller, uno dei padri della Paramount e poi di Fox. Diller ┬ásta lottando con le regole e la giustizia ( e i vuoti ) di un sistema che consente di catturare il segnale della messa in onda dei networks e riprodurlo su Internet a pagamento per gli abbonati. E’ pronto a partire in 22 citta’ americane.
Piu’ che la riproduzione dei contenuti dei networks pero’ la rivoluzione annunciata sta nella produzione di contenuti fuori dai palinsesti ortodossi. La scommessa di Netflix con House of Cards di David Fincher, i piani di Amazon per sei serie, quelli di Hulu e Reddit allargano i confini della fruizione mobile fino a Facebook. La stessa Netflix ha integrato Facebook ottenendo il via libera alla pubblicazione delle video-librerie dei propri utenti per due anni. Cosi’ la tele-visione, sempre piu’ liquida e condivisa, che ha raggiunto nel mondo l’incredibile cifra del 29% di ascolto differito sui computers, sta sempre piu’ affrancandosi dalla tv totem. I contenuti non sono indifferenti alla costruzione di questo palinsesto globale che i nuovi ingegneri provano a disegnare per pubblici lontani ma avvicinati dalla fedelta’ ai brands costruita attraverso la pioggia di data. Cambia dunque la pubblicita’, lo spot dei 30 secondi che misura una extraterritorialita’ mai sperimentata finora.
In questa circolazione di contenuti che si riproducono saltando barriere di lingua e usi e costumi si fa riconoscere l’anomalia italiana. Come se nulla fosse nel mondo delle serie tv ( non solo America ma Australia, Danimarca, Svezia, Inghilterra, Israele ) e dei palinsesti spezzatini, in Italia si chiacchera sulla cassa da morto ( la tivu ). Si licenziano nuovi talk shows politici della durata di tre orette in prime time ma non solo ( sulle generaliste ) come piovesse. Una cosa unica al mondo.
Talmente unica che uno potrebbe immaginare che il presidente del Senato sfidi un giornalista in un duello della chiacchera. No, sto esagerando. Sono cose che non accadono in paesi normali.

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