La tragedia, moderna. Tv, carta, social, il racconto

16 apr

Boston come Baghdad, dice la MSNBC questa mattina. Le due bombe, apparentemente rudimentali, progettate per fare piu’ danni possibili. Il racconto delle amputazioni ( i due fratelli che hanno perso una gamba a testa ) si srotola in televisione con una densita’, un’emozione, un’incredulita’ ma anche una prudenza viste raramente prima. A parte qualche voce isolata su FoxNews, nessuna fonte ufficiale accenna a possibili autori della carneficina. Il racconto si srotola nelle televisioni asciutto, con i video amatoriali replicati all’infinito e con i conduttori e inviati ammassati in piccole aree a loro destinate, che ne sanno meno di noi, in molti casi. Il racconto e’ “maturo” se ha un senso nel tragico usare la parola. La televisione riprende una sua centralita’ ma e’ come un totem svuotato, un’eco di quello che accade che fatica a narrare, un semaforo incantato sul giallo. Il conduttore del Today Show, Matt Lauer si collega con un ospedale cittadino. Moglie e marito in attesa di un’operazione rispondono sereni. La carta stampata, il Boston Globe ma anche tutti gli altri, narrano meglio la tragedia perche’ le immagini televisive depurate della carne offesa, ci danno solo il “commosso viaggiatore” inviato sul luogo che nulla aggiunge a quello che in tempo reale la rete ci mette davanti. I social networks sempre primi sembrano non tenere il passo della narrazione nella mattina dopo.
La maratona di Boston, la piĆ¹ antica in America, ci ha dato il “new normal” della modernita’. Una tragedia anestetizzata dalla pluralita’ di media.

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