Piccola citta’, UNDER THE DOME. Da Stephen King la serie che profuma di Lost. Estate americana in tv

25 giu

Questa, partita stasera, lunedì, e’ probabilmente la nuova serie migliore dell’estate ( la sfida e’ con Ray Donovan ). Su CBS i 13 episodi di Under the Dome, dal libro di Stephen King del 2009. Uno, si dice, dei cento adattamenti televisivi o cinematografici dal corpo dell’infinita opera di King. Poi sta per partire tanta, tanta altra roba nuova nell’estate televisiva americana ( senza contare le ripartenze di Dexter, Newsroom, Breaking Bad,ecc ).
“Act of terror or act of God” ( opera di Dio o di terroristi ) dice uno dei protagonisti che ci sono stati presentati nel pilot, nella puntata zero della serie, per dire di un avvenimento straordinario, non spiegabile. Una bolla di vetro impenetrabile cala in una “small town America”, un muro invisibile che separa gran parte degli abitanti della piccola citta’ dal resto del mondo. La bolla sulla piccola Chester Mills e’ metafora di quella piu’ grande in cui sbattiamo ogni giorno. E’ l’apocalisse in vitro, quella che per King e’ soprattutto legata all’ambiente.
Volti da Lost, Breaking Bad, Bates Motel, CSI NY, A Gifted Man e autori, producers ( tra cui Spielberg, Bender di Lost, Baer di E.R. e Brian Vaughan di tante cose) regista ( Niels Arden Oplev della versione svedese di The Girl With the Dragon Tattoo ) provenienti da lavori di culto creano il microclima in cui la nuova pianticella cresce subito ricca, con radici piantate nella serialita’ che rimane.
I pesci chiusi nell’acquario modificano le loro relazioni e provano a capire come ritessere una nuova ragnatela sociale. Quella vecchia li aveva sorpresi a commettere un delitto, fare l’amore, rubacchiare, mangiare al locale diner. Ora cambia tutto. Gia’ subito la trasformazione indotta dall’evento soprannaturale cambia per sempre, nell’arco di dieci minuti di televisione, i protagonisti, portandoci dentro quella complessita’ dei caratteri che e’ la cifra assoluta delle serie scritte bene. Con dialoghi da subito scolpiti nella storia della tv, come quello che segna l’arrivo della bolla ( “What if the government built this thing?” “I doubt it.” “Why?” “‘Cause it works.” E se questa cosa l’avesse costruita il governo ? Ho i miei dubbi. Perche’? Perche’ funziona ).
Under the Dome era stato ideato per Showtime, la pay tv sorella della CBS, ma e’ stato ritenuto piu’ adatto al grande network e al suo pubblico generalista. Il libro da cui e’ tratto e’ stato parte importante della rivoluzione delle vendite relizzata da Amazon che ha spazzato via le vecchie librerie. King ha dichiarato di preferire la serialita’ televisiva al cinema per gli adattamenti dalle sue opere.
Al Washington Post Under the Dome non e’ piaciuto perche’ sarebbe pieno di stereotipi, al New York Times invece si. A me sembra roba buona, forse buonissima ( siamo solo all’inizio ) per un’estate che non spegne la televisione come accade in remote aree mediterranee.
La serie e’ gia prevenduta in 200 paesi nel mondo.

Comments are closed.