Arbasino e Leacock, sulla televisione ( 50 anni fa ). Una cosa giusta e una no

20 lug

Ho riletto in questi giorni “America amore” di Alberto Arbasino, racconto lungo piu’ di 800 pagine di un viaggio americano fatto di una stagione ad Harvard e molti incontri alla fine degli anni Cinquanta, primi anni Sessanta. Uno di questi e’ con Richard Leacock, uno dei padri del moderno documentario. Arbasino chiede a Leacock del futuro della televisione. 50 anni fa.
“Dieci anni fa si subivano le tentazioni della televisione. Adesso assolutamente no. Si e’ visto come rende piu’ piatto, piu’ semplice, piu’ trito e triviale, qualsiasi argomento. Esclude i piu’ scottanti. Smussa anche i temi “accettati”. Poi li rende – paradossalmente – non vivi ma morti. Sara’ anche colpa della gente che fa la televisione. Tipi poco interessanti; menti modeste. E concludono anche poco nella loro mediocrita’…Ma intanto e’ un “mezzo” che non ha futuro.
La televisione sonnecchia offrendo trattenimenti familiari, e gli aspetti piu’ marginali, piu’ macchiettisti, dell’attualita’. Limitata a produrre l’irrilevante, tacendo sulle grandi questioni che agitano oggi tutto il paese: la politica presidenziale, il Vietnam, i neri, i diritti civili, il sesso, la droga, le nuove abitudini, le strade prese dalla gioventu’. Tutto questo si trova invece in certi film, in certi giornali, perfino in certe manifestazioni artistiche…Mai in televisione. Ecco perche’ la guardano i genitori, i vecchi, le nonne, le zie, mentre i giovani la respingono”.
E’ sul futuro del “mezzo” che Leacock non ci ha beccato. Sul resto giudicate voi.

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