Cosa dicono di noi in America

24 lug

Capita, in queste settimane italiane, che amici ti chiedano “ma cosa pensano di noi in America ?”  e che uno non sappia cosa rispondere ( nonostante gli ormai quasi dieci anni americani ).
1) Per la domanda generica ( non siamo tutti Nate Silver ) 2) Perche’ chi sono io per dare una risposta 3) Perche’, in verita’, in America dell’Italia se ne fregano ( a parte il cibo ). Piu’ interessante provare a capire cosa pensiamo noi di noi stessi. Tra libri e carta trovati nella casa di famiglia, mi sono appassionato in questi giorni agli Almanacchi Bompiani. In quello del 1959, Valentino Bompiani e Cesare Zavattini chiesero ( nel ’58 ) a 110 scrittori e fotografi, con una lettera, di collaborare alla compilazione di un “vocabolarietto dell’Italiano”.
I due scelsero un centinaio di parole ( Amicizia, Cinismo, Patria, Onore, Dignita’, Tolleranza, ecc ) e le affidarono “al Suo sentire di uomo che partecipa alla vita pubblica nel modo piu’ alto e continuo”, con preghiera di non superare le 45 righe dattiloscritte. A Carlo Emilio Gadda , Bompiani e Zavattini, chiesero di scrivere su la FURBERIA. Ecco acune tra le parole di Gadda, per rispondere ( molto alla lontana ) alla domanda iniziale.
“Verosimilmente da un francese gergale “maschile” fourbe ladro e “femminile fourbe l’insieme dei ladri, la ladreria o marioleria d’un paese o d’una contrada di esso, come oggi diremmo in altra accezione la teppa, la malavita….In italiano e’ furbo ( Pulci ) il vagabondo, il ladro….Negli ultimi secoli e fino ad oggi, furberia ha il senso piu’ attenuato di scaltrezza, sveltezza mentale, astuzia, ricchezza d’accorgimenti e di atteggiamenti simulati per trarsi d’impaccio, premeditazione del contegno, cioe’ dei propri atti, parole modi e moine in vista di un profitto da raggiungere : e quello anche piu’ tenue di sottigliezza, abilita’, prudenza accortezza…Nell’ambito della serieta’ e della onesta’ civile, operosa costruzione di una societa’ e di una patria, deve ritenersi una frode: e cosi’ nell’ambito stesso del lavoro, del commercio, della produzione dei beni…La furberia e’ un’evasione dai propri compiti e dai necessari limiti mondiali che definiscono ogni attivita’: limiti che devono essere ininterrottamente osservati nella loro connessione, nella loro necessaria combinazione logica, e direi logico-matematica. La furberia cospira alla cancellazione e alla distruzione della vita associata, sostituendo l’attivita’ storica con una pseudo-storia o, peggio, con una non-storia; in ogni caso con una fabulazione turpe e ladresca che sfocia all’insesatezza e al nulla-di-fatto. Il furbo, il lestofante, colui che inganna e deruba programmaticamente popolo e comune ( “Vulgus vult decipi”), lo sfruttatore della ignoranza e della opacita’ dei semplici, vale a dire dei cretini, e’ da collocare negli imi gironi dello inferno etico: e l’etica secolare ivi appunto lo colloca. Anche nella vita estetica, nella galanteria e nell’arte, furbo e’ quegli che crede di poter utilmente indossare una camicia sporca per il giorno di nozze, o per il giorno di gloria”.

Detto questo, l’Italia e’ proprio bella e buona da mangiare.

 

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