DUCK DYNASTY, il reality che sfonda e di cui non si parla perche’ puzza

19 ago

La famiglia Robertson ha un family business in Louisiana, costruito sui richiami per cacciatori di anatre. Il capofamiglia rifiuta i gadgets elettronici ed e’ devoto a Gesu’ Cristo. Sono tanti i Robertson , con lunghe barbe e passione per le armi. Sono celeberrimi in America. Non solo quella profonda o quella a sud ┬áma basta uscire da New York e Boston per averne un’idea. Non e’ l’America delle serie che amiamo e che ci fanno dire fino allo sfinimento che la televisione e’ ormai meglio del cinema.
Duck Dynasty su A&E ci riporta alla tv dei realities, quelli pero’ che raccontano realta’ apparentemente stravaganti. In realta’ fotografano il paese reale mettendolo molto piu’a fuoco delle narrazioni sofisticate che ogni giorno esaltiamo tra i quattro gatti ( magari otto, sempre pochi ) che si autoconfermano, con annessa consegna degli Emmys, ma che il grande pubblico non apprezza cosi’ tanto.
Basta vedere i numeri. La quarta stagione di Duck Dynasty iniziata settimana scorsa e’ partita con il boom di 11.8 milioni di telespettatori ( 6.33 milioni nel gruppo demografico 18-49 ). Non solo la famiglia Robertson ha battuto nella serata tutti i networks generalisti ma ha fatto il doppio del primo episodio della nuova serie di Breaking Bad che pure ha stabilito il suo record ( 5.9 milioni ). Duck Dinasty e’ il fenomeno televisivo americano di cui nessuno parla.

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