Schiavi americani. Il film, forse definitivo

19 ott

Ho visto “12 years as a slave” dell’inglese Steve McQueen. Alla fine, un lungo applauso. Anche sospiri di sollievo, come dopo un incubo. Il film e’ uscito oggi in tre cinema di New York. Se saranno pieni come quello in cui ero io aumenteranno nei prossimi giorni. Fino all’Oscar per McQueen. Ha vinto il premio del pubblico a Toronto, come avevano fatto The Millionaire e Il Discorso del Re.

La storia, vera, e’ quella di Solomon uomo libero a Saratoga,  stato di New York, nel 1841. Viene rapito e venduto come schiavo nelle piantagioni della Louisiana, dove vive per 12 anni. Una delle due ferite originarie americane ( l’altra e’ la strage dei natives ) e’ nel film  fotografata in modo  insieme brutale ed elegante.
A tratti sembra che McQueen proceda per stereotipi. Poi ti chiedi come si fa a raccontare lo schiavismo. E allora ti rispondi che McQueen lo ha fatto come nessuno. Soprattutto nei silenzi in soggettiva che spesso arrivano come tendine in cui prendiamo fiato. Il male e’ raccontato dalla parte di chi lo ha subito. Accanto a me una coppia di ragazzi afroamericani, alla fine,  piangeva a dirotto.

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