La classe operaia va all’inferno

7 apr

Martedi 5 aprile e’ volato via un altro anniversario blue collar. Un anno fa la tragedia dei 29 minatori in West Virginia. 600 violazioni registrate dagli ispettori federali nella conduzione della miniera nell’anno prima. Dopo l’esplosione nella miniera di carbone le famiglie di 22 dispersi attesero quattro giorni prima di avere la notizia della definitiva scomparsa dei parenti sepolti. Da allora si sono continuate a verificare 4600 violazioni della sicurezza in oltre 200 miniere americane. Una nuova piu’ severa legislazione a tutela dei lavoratori e’ stata affossata anche grazie al lavoro dei lobbisti (13 milioni in contributi alla politica nelle ultime elezioni di midterm) della potente industria. Non sono questi argomenti elettrizzanti, modaioli. Ma non e’ roba antica. Nel disinteresse generale, negli Stati Uniti si produce il 20% del carbone nel mondo. In condizioni, queste si, spesso dell’altro secolo.
L’agenzia del governo federale che ha la missione di proteggere l’ambiente e la salute dei cittadini (l’EPA) ha certificato che solo lo scorso anno gli americani morti per inquinamento da carbone nell’industria sono stati 36.000. Queste sono le morti silenziose che stanno sopra la testa di quei minatori che la televisione ci ha appena fatto vedere nella prima puntata di un reality andato in onda su SPIKE. I producers, direttori della rete probabilmente nemmeno ci avevano pensato alla prossimita’ della messa in onda con l’anniversario della strage. Almeno spero nell’ignoranza perche’ altrimenti sarebbe tragedia doppia.

Il titolo della serie e’, secco, COAL, carbone. Siamo dalle parti di un filone non marginale nella televisione americana, che e’ quello dei reality dei brutti e sporchi ma non cattivi, i blue collar heroes, gli eroi comuni della classe operaia, l’altra faccia di PARIS HILTON e compagnia. E siamo sempre in West Virginia.
“In certi paese americani o entri in una miniera o fai saltare gli hamburgers”, questa e’ l’America che si conosce poco e cosi’ descritta in una frase detta da uno dei protagonisti. Che infatti e’ minatore con suo figlio. Non e’ stato citato l’esercito, che e’ la terza opzione. Gary Quarles ando’ in pensione dopo 34 anni nella miniera della West Virginia. Suo figlio ci rimase sepolto un anno fa. Aveva 33 anni. Si chiamava anche lui Gary ed aveva iniziato a fare lo stesso lavoro del padre a 18 anni. Tutti i minatori hanno un soprannome, un nomignolo da battaglia. Quando entrano nel buco scavato nella montagna sembra ogni volta che sia per l’ultima volta. E non e’ una esagerazione da reality. Sono piu’ di centomila i morti in miniera dagli inizi del Novecento. I padroni della miniera della tragedia in West Virginia contribuirono con tre milioni di dollari all’elezione di un giudice della Suprema Corte dello Stato che poi voto’ contro una multa da 50 milioni alla compagnia. Il caso determino’ una decisione della Suprema Corte Federale che impedisce da allora ai giudici statali di dare pareri su materie che coinvolgono contribuenti alle loro campagne elettorali.
COAL, il reality in dieci puntate, non racconta queste cose. E’ uno di quei nuovi programmi muscolari (su camionisti, pescatori, i precedenti) che hanno pero’ il pregio di onorare vite ignorate dalle parti di Manhattan. Per il resto la piccola miniera televisiva e’ posseduta da due degli stessi minatori e quindi i nostri eroi sono una autentica BAND OF BROTHERS. Tifiamo comunque per loro, qua da casa.

Coal First Look – The First 14 Minutes Of The Series Premiere
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