Matthew Mc Conaughey ( e Woody Harrelson ) in TRUE DETECTIVE su HBO. Capolavoro assoluto

10 feb

La sigla iniziale di True Detective, su HBO, e’ ammaliante. Canzone capolavoro di T Bone Burnett. Ho aspettato la fine della quarta puntata, andata in onda ieri sera, per parlarne. Siamo a meta’. La serie, prima stagione, e’ di otto episodi. I primi tre li ho visti di seguito due giorni fa. Ormai questo e’ l’unico modo di guardare le serie, per entrarci dentro come in unico film. La storia, ci hanno promesso, si concluderà’ all’ottava puntata. Non ci prenderà’ in giro come The Killing.
In True Detective la tradizionale coppia di detectives dei police dramas non e’ una coppia convenzionale. O meglio Woody Harrelson con bella moglie, due figlie e bella amante, lo sarebbe pure. Quello che e’ assolutamente originale e’ Matthew McConaughey. L’attore, seriamente candidato al prossimo Oscar con Dallas Buyers Club, affronta qui un personaggio ancora più’ complesso. Beve, assume droghe, divorziato, dopo avere perso la piccola figlia in un incidente stradale, elabora una sua concezione del mondo molto lontana dall’ottimismo familistico, conservatore del suo socio. Cioran, Nietzsche sono citati come riferimenti dal creatore della serie.

Siamo nel 1995 e ai due viene affidato il caso di una prostituta minorenne, imbottita di crystal meth e uccisa in quello che sembra essere stato un rito satanico. Il racconto, scritto e ideato dal giovane Nic Pizzolatto, astro nascente di HBO, e’ costruito in flashback con i due poliziotti che sono interrogati e rivanno indietro nel tempo, perché un caso simile riemerge nel 2012 e così’ siamo al serial killer, forse. Piano piano capiamo che la loro vita e’ molto cambiata da allora e qui mi fermo nella trama.
La sottotrama principale e’ la Louisiana, le sue paludi, la sua popolazione bianca, povera, ricoverata ( spiritualmente ) nelle chiese che sono ad ogni miglio di strada. Luoghi che Pizzolatto conosce perché’ ci e’ nato. Un’altra sottotrama importante e’ la famiglia americana media e il suo incrocio con la stabilita’ del sistema. Pizzolatto scava dentro i nostri due detectives, che usa come specchi per dirci della “commedia umana” come raramente capita di vedere in una serie tv. Viene in mente Breaking Bad. E in questo caso McConaughey ci porta, come Bryan Cranston, dentro di noi, cosa che non ti saresti mai aspettata dall’attore che fino ad un paio di anni fa era famoso solo per i suoi addominali e il bel volto. Abbiamo scoperto uno grande.
La regia di Cary Joji Fukunaga non e’ pigra, di servizio. Va oltre, arricchendo la scrittura di immagini che evocano, sottolineano il mistero dei luoghi che attraversiamo. La fotografia e’ di Adam Arkapaw, lo stesso di Top of the Lake di Jane Campion e si capisce perche’ chi fa il mestiere cosi’ e’ autore come chi scrive.

Il primo episodio, andato contro i Golden Globes, ha totalizzato più’ spettatori per una nuova serie dai tempi di Boardwalk Empire del 2010. Cosa più’ importante, True Detective ha poi fatto un boom nella visione ritardata dei giorni seguenti.

Quasi ad ogni nuova serie tv che esce dalle officine di HBO, Showtime, AMC ci troviamo a declinare quelle che ormai sono banalità’, senso comune, “la televisione romanzo della nostra epoca”, “la televisione meglio del cinema”, eec. Ormai siamo oltre. Con una televisione cosi’ entriamo nella fenomenologia dello spirito. Amen.

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