Sesso, teenagers e la Zanzara, quella del Parini

22 mar

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“Chiedo scusa al lettore se affronto un argomento che ha suscitato non poco scalpore, peraltro ingiustificato, e che per molti versi e’ ormai trito e logoro: quello del sesso”. Così’ cominciava un pezzo scritto da Giacomo Guastalla e titolato “Una morale autoritaria” per La Zanzara, il giornale degli studenti del liceo Parini di Milano. Era il maggio 1967.
Io arrivavo da Roma e frequentavo la quarta ginnasio. Conservo quell’articolo che fu distribuito nella forma di volantino perche’ non fu pubblicato a causa del parere negativo della presidenza. Accadeva spesso in quegli anni.
Il mese precedente apparvero due pagine bianche su La Zanzara con la scritta “Vietato”. Il titolo del pezzo era una meraviglia: ” A colloquio coi capelloni “.
L’anno prima, ci arrivo dopo , era scoppiato il caso che fini’ in tribunale per un’inchiesta dello stesso giornale studentesco su sesso e studentesse.
Torno alla motivazione testuale della presidenza del Parini che apparve sulla pagina vuota de La Zanzara titolata “Una morale autoritaria” perché ha a che fare con opinioni che circolano ancora oggi su sesso e teenagers ma anche con il giornalismo, quello praticato da chi ha sostenuto l’esame e gira con il tesserino. Potrei già’ chiudere consigliando la ri-visione di Kids di Larry Clark, che gia’ illustrava il salto epocale con i pariniani in giacca e cravatta, venti anni fa. E ricordando che nella puritana America si arriva nei dormitori dei colleges a 17 anni e questo cambia parecchio.
Quindi ecco la motivazione di allora : “Le vivaci e interessanti punte polemiche contenute nell’articolo dello studente Guastalla non bastano a compensare i difetti e inconvenienti che ne sconsigliano la pubblicazione: 1) il discutibile gusto d’insistere su una materia ritrita e di una banalità’ già’ scontata in rapporto a quanto se ne scrive in giornali e riviste…..ecc.”. Le parole del preside specchiavano quelle dello studente , con la differenza del divieto, che fa sempre schifo. E allora svegliarono il popolo dei pariniani, ragazzotti abituati ad avere un elevato grado di autostima. Detto per inciso, l’articolo titolato “Una morale autoritaria” era un’innocua tesina storica che oggi non finirebbe su Dagospia ma nemmeno sul giornalino della parrocchia.
Nel febbraio 1966 tre studenti del Parini ( Marco De Poli, Claudia Beltramo Ceppi e Marco Sassano ) pubblicarono l’articolo “Che cosa ne pensano le ragazze d’oggi”. Si e’ detto che quel pezzo sia stato all’origine di molte cose ma questa e’ un’altra storia ( due anni dopo il Parini fu il primo liceo ad essere occupato ) . Il Corriere della Sera ha distribuito una copia di quel pezzo nel 2008. I tre autori finirono in tribunale con il preside Mattalia. Prime pagine e telegiornali. Un pariniano di allora ha messo insieme titoli di giornali e il dibattimento ( ricavato dall’Espresso ) con avvocati celebri di allora tra cui Pisapia padre.
Fa tenerezza rileggere oggi quell’articolo per cui fu anche chiesto in tribunale alla Beltramo Ceppi di sottoporsi ad una visita medica, poi scongiurata.
Ho letto in questi giorni parecchio sulla questione dell’inchiesta della Borromeo sul Fatto. Cose non molto diverse da quelle che pubblica l’Huffington post nella sua sezione teen, senza suscitare sfotto’ e sdegno. ”Confessioni” come quelle de La Zanzara.
C’e’ una letteratura ( e una giurisprudenza ) sulla questione rintracciabile anche prima del caso de La Zanzara. Solo che oggi “si stappano” parole diverse ma e’ la solita zuppa. Insolita e’la violenza degli attacchi alla Borromeo, che credo si sia presa un master alla scuola di giornalismo della Columbia che non e’ che e’ buona solo se frequentata da Riotta e qualche decina di Pulitzer.
Il problema e’ la trattazione ( scusate, narrazione ) del sesso. Da cui non ci si salva, se non parzialmente, citando statistiche che mostrerebbero un rapporto non così’ spregiudicato dei giovani italiani rispetto ai pari eta’ europei. Il sesso e’ materia complessa ( o molto semplice, naturale ) consegnata da noi alla cronaca o alla fiction. Ci sara’ una ragione se abbiamo avuto Moccia e non Rohmer. E se riempiamo paginate con due minorenni che si prostituiscono a Roma.
Partire dalle “confessioni” di due giovani liceali milanesi per tracciare una linea tra buono e cattivo giornalismo fa ridere i polli. Purtroppo il mestiere di scrivere in Italia non cade sul sesso degli adolescenti. Su quello e’ come ai tempi de La Zanzara. Tale e quale, meno i divieti e con la rete in più’.

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