MAD MEN, l’inizio della fine

14 apr

E’ iniziata l’ultima stagione, la settima, di MAD MEN, divisa in due blocchi di sette puntate, distillati in due anni.
Nella nuova prima puntata e’ successo poco, e’ andata in onda una ripresentazione di Don, Megan, Roger, Joan, Peggy, pronti, via, partiti.
Nessuna serie televisiva ha mai avuto un’influenza simile sulla moda, lo stile, il costume come Mad Men. La rilettura degli anni 60 attraverso le storie di chi ha lavorato a Madison Avenue ci ha fatto spesso guardare ai dettagli più che alla narrazione. Ci siamo innamorati di interni, mobili, abiti, colori e, a volte, questo ci e’ bastato. Non importa il perche’, ognuno ha il suo e tutti siamo pazzi degli anni 60, anche quelli che non erano ancora nati.
L’industria ci ha navigato dentro. Ed ecco perche’ oggi ci siamo trovati a guardare a questa nuova prima puntata come ad una visita ad una mostra del Guggenheim. Anche quando lo show non sta in piedi, la discesa circolare del museo e’ sempre un viaggio meraviglioso.

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Matthew Weiner, l’autore showrunner, conosce bene l’arte della manutenzione delle sfumature, degli indizi e ci dispensa, come a dei tossici, pillole di una copertina di un testo classico, di un logo di una compagnia aerea scomparsa, di una marca di sigarette alla menta sepolta nel tempo.
La campagna per questa stagione e’ stata così’ affidata a Milton Glaser, 84 anni, l’autore del logo I ♥ NY. Glaser ha realizzato quel manifesto che a New York abbiamo visto ovunque e che ci butta dentro un Mad Men psichedelico, anteprima di Woodstock, che nel 1969 dovrebbe chiudere la serie. Ancora una volta e’ la confezione che ci rapisce.

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Alla fine delle 92 ore di Mad Men, l’anno prossimo, quando ripenseremo alla serie probabilmente ci interrogheremo sull’evoluzione d Don, Peggy, Joan, Peter, Betty, Roger, Sally perche’ questa e’ la metrica che si applica ad un romanzo popolare come Mad Men. Come sono stati sviluppati i protagonisti, le loro storie, quanto sono rimasti come erano, immobili. Quando alla fine, la nuvola della perfetta ricostruzione da film storico sara’ evaporata ci chiederemo se Don Draper e’ diventato un’altra persona. Questo in generale e’ quello che ci riguarda quando entriamo dentro una storia che ci appassiona. Siamo capaci di imparare dagli errori o semplicemente dalle esperienze ? Don, killer seriale di belle donne, finisce al bancone di PJ Clarke’s a bere, fumare o si modifica, non necessariamente in un bravo padre di famiglia, ma in qualcosa di diverso ?

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Matthew Weiner ci ha detto, in una delle tante interviste concesse durante questo lancio della serie, che Don non deve necessariamente smettere di bere, come di continuare a vivere come ha vissuto finora. Don e’ dentro il caos della fine degli anni 60 e lo specchia, lo annusa, lo riflette.
La grande storia che scorre sotto tutto Mad Men e’ un filo teso fondamentale per Weiner. Non e’ colore, rumore di fondo. E’ l’autentica storia di Mad Men che, per questo, e’ grande romanzo popolare. I figli desiderati e non di Betty, Joan, Peggy sono l’altra faccia della confusione di Don. La ribellione di Sally, pure simbolica di quello che accade fuori, all’esterno di Madison Avenue, non e’ semplice conflitto genitori-figli. Tutto e’ storicizzato ma anche senza tempo. Come accade alle torte riuscite perfettamente. Che devono essere belle da vedere e buone da mangiare. Opere d’arte.

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