LEAKS e MISERABILI

20 Apr

Gli Stati Uniti consumano petrolio estratto per il 39% a casa e il 61% lo importano. Molto di quello che accade nel mondo si dice sia in queste due cifre.
“Boccuccia di rosa” TRUMP ha detto piu’ volte che in LIBIA ha senso andarci solo per prendere il PETROLIO, senza nascondersi dietro ragioni umanitarie. Ma questo e’ DONALD TRUMP.
Oggi 20 aprile, un anno dopo il disastro procurato (e gli undici morti) dalla BP, la BRITISH PETROLEUM, nel Golfo del Messico in America, si tirano le somme, tra bilanci normalizzatori e allarmi disperati. E’ un invito a cercare le proprie fonti, a non fermarsi al primo pezzo letto (di recente anche sulla stampa italiana) in cui si invitano i turisti ad affollare le spiagge della Florida e il resto degli americani a mangiare allegramente scampi.
Come per le stragi di cui parlavo nel post di ieri sulle armi, quello che piu’ spaventa sono i LEAKS di cui nessuno parla. La normalita’ quotidiana. E i LEAKS nell’informazione.

Circa ventimila OIL SPILLS, perdite di petrolio in mare, sono registrate in America ogni anno. Nel silenzio, le macchie vengono ripulite con un costo medio per le compagnie petrolifere di un milione di dollari. Non si vedono piu’ ma i danni all’ecosistema si.
Recentemente avevo seguito nel telegiornale serale della NBC un mistero legato a nuove macchie di petrolio apparse al largo della Louisiana. Qualche giorno dopo il lancio del TG era OIL MYSTERY SOLVED, risolto il mistero. Ma come? Pare fosse una perdita derivata da una delle piattaforme distrutte dall’uragano KATRINA del 2005. Molte di queste sono state abbandonate, altre danneggiate ma continuano ad operare, gestite da piccole compagnie, ignote alle grandi organizzazioni di news.

I mari che circondano gli Stati Uniti sono come il corpo di un paziente in mano ad un agopunturista pazzo.
In un’inchiesta di PROPUBLICA (i benemeriti razziatori di PULITZER) e Washington Post su quelli che hanno chiamato SPILLIONAIRES esce fuori un mondo di profittatori che in quest’anno hanno lucrato sulla catastrofe. E in cui ci sono dentro in parecchi, vittime comprese.┬áIn occasione poi dell’anniversario ha fatto la sua comparsa sugli schermi il liquidatore principe, quel KENNETH FEINBERGH che era stato a capo del COMPENSATION FUND di SEPTEMBER 11 e ora lo e’ del fondo che deve risarcire le vittime del disastro procurato dall’esplosione della piattaforma petrolifera. Non solo ovviamente le famiglie delle undici vittime. Ma le decine di migliaia di pescatori, ristoratori, commercianti colpiti alla catastrofe. Feinberg ha finora tirato fuori “solo” 3 miliardi di dollari dal tesoretto di 20 miliardi. Perche’ ha detto che stanno lavorando a scremare le centinaia di migliaia di richieste di denaro che sono arrivate da tutti i 50 stati americani. Anche quelli lontani migliaia di chilometri dal luogo del delitto. Piatto ricco mi ci ficco. E ha citato il caso di un dentista del South Dakota e le sue vacanze abortite.

Io non credo ad una parola di quello che dicono quelli della BP. Che ha gia’ presentato formali richieste di nuove trivellazioni nello stesso mare. Preferisco credere ad una mirabile inchiesta del NEW YORKER che ci ha raccontato che l’unita’ di crisi della BP prima del disastro era composta da una persona. Non e’ necessario dire altro se non ricordare che 4.9 milioni di barili ufficialmente dispersi nel golfo sarebbero secondo la Casa Bianca “nella loro maggioranza” andati. Sono sempre le minoranze a preoccupare, o no?

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