Ho visto BOYHOOD, il film perfetto che racconta gli adolescenti. Il nuovo Holden. Altroche’ sdraiati

19 lug

Ellar Coltrane aveva 6 anni quando Richard Linklater lo scelse per seguirlo, ogni anno per qualche giorno, nei dodici anni a seguire.
Il risultato, Boyhood ( il titolo da Tolstoy ) e’ un film con Ethan Hawke, Patricia Arquette ( i suoi genitori fiction ) e tanti altri che entrano in questa storia ed assomiglia alla storia vera di Ellar ma non e’ la sua ( genitori divorziati, anche loro ). Ellar nel film si chiama Mason jr. e sua madre passa attraverso relazioni diverse, traslochi, carriere, fino a che Ellar e sua sorella Samantha ( la figlia autentica di Linklater ) approdano al college, che in America e’ forse di piu’ che da noi l’inizio di una nuova vita. Per i ragazzi e per i genitori ( ne so qualcosa ). Alla fine, appunto, i genitori risultano più’ confusi dei figli e questo non lo scrive mai nessuno.
Il tutto avviene in Texas, la terra di Linklater ( 53 anni ) dove vive e produce i suoi film. Girato complessivamente, nell’arco di 12 anni, per 39 giorni, il film ha una durata di 2 ore e 44 minuti e te ne saresti bevute altre tre ore.
Tutta la critica osannante ha scritto che dopo Truffaut, con la saga di Antoine Doinel, c’e’ solo Linklater ad avere raccontato una storia srotolata in vari film come fosse un libro unico. Ethan Hawke, al suo ottavo film con Linklater e’ il suo Jean-Pierre Leaud.
La nozione del tempo che attraversiamo e’ la chiave del lavoro di Linklater. La sua trilogia dei Prima ( dell’alba, del tramonto, della mezzanotte ) e’ un romanzo a puntate. Il tempo di un film e’una fotografia, in movimento. Come la musica, che Linklater cambia, con gli anni.
Senza trama, questa la critica ( fessa ) alla sua opera, in generale.
Questa generazione “whatever” ( generazione ” vabbe’ ” ) non e’ semplice da raccontare. Si può’ sorriderne, come e’ accaduto con il libro sdraiato di Michele Serra. Ma poi rimane il bisogno di capire chi sono i nostri figli che, per grande fortuna loro e nostra, crescono senza le sicurezze e le stronzate dell’ideologia. Boyhood ci prova e ci becca.
Linklater ha vinto l’Orso d’argento a Berlino per la migliore regia ma con questo film ha fatto di piu’. Ha riscritto Il Giovane Holden.

Comments are closed.