Gli EMMYS e la televisione migliore del cinema. Che non e’ la nostra

26 ago

La rivoluzione americana del mercato televisivo negli ultimi dieci anni ha spostato equilibri storici, ha spinto in avanti qualita’ e complessita’ di quello che vediamo. Come ricordava ieri The New York Times siamo passati in dieci anni dalle 29 serie originali alle 144 dello scorso anno. Non e’ solo pero’ una crescita quantitativa. Le serie sono state scritte per coltivare nuovi gruppi demografici, aprire nuovi mercati.
In America Madison Avenue ha spinto per una trasformazione dei contenuti mentre in Italia si rimane attaccati a quella televisione badante di anziani che decretera’ la sua fine. Cose dette cosi’ tante volte da farmi schifo a ripeterle.
Tanti in Italia ( almeno la critica e l’indotto che gira attorno ) impazziti per le serie americane. Che raccontano la realta’ e il futuro possibile. E, se vanno indietro nel tempo, non raccontano favolette, recitate male e scritte peggio. Si certo, con le eccezioni di Gomorra, Banda della Magliana e poco altro. Perche’ si dice che la televisione generalista, quella del servizio pubblico, non possa fare altro. Palle.
Le serie televisive americane hanno cercato e costruito nuovi pubblici. Da noi si pensa solo a contare i telemorenti, la mattina dopo.
Sognando una serata come quella degli Emmys, archiviamo i premi alle regie di True Detective e Fargo, al supporting cast e alla scrittura di Breaking Bad, a Julianna Margulies per The Good Wife ( che e’ network tv, “generalista” ), a Bryan Cranston per Breaking Bad ( che e’ cable tv, non pay tv ). Un’altra tv e’ possibile.
PS Poi io avrei premiato True Detective e non Breaking Bad ( best drama series ). E Mad Men tutta la vita, mia ossessione.

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