TRANSPARENT e’ la serie tv dell’anno. Un padre trans, un amore lesbo, una famiglia

29 set

Avevo visto il numero zero donato gratis da Amazon circa un mese fa. Avevo scritto “bellissimo”.
Confermo. Con qualche parola in piu’.
Amazon come Netflix ha centrato una serie che potrebbe farne un altro polo della visione che si sta spostando fuori dalla televisione. Certamente meno generalista di House of Cards ma ficcata dentro quella cosa che chiamiamo famiglia e che e’ un incrocio di relazioni piu’ interessante  in questa fase, che qualcuno gia’ battezza come quella “di un nuovo ritorno al privato”.
La scena finale della decima puntata illumina una confusione di ruoli, identita’ sessuali come mai si era vista in televisione. Dopo un funerale ebraico. A tavola, alla fine di una serie di colpi di scena, il dramma si apre alla commedia. Si, perche’ la serie, dieci episodi di 30 minuti, e’ classificata come “dark comedy”. Me la sono bevuta in due giorni, da quando e’ stata messa online da Amazon per i suoi clienti di Amazon Prime, venerdì sera. Fino a poco tempo fa con 79 dollari all’anno si pagava il servizio celere delle merci acquistate e una porta aperta su un magazzino video simile a tanti altri sul mercato. Ma ora siamo arrivati alle serie originali, il salto che ha fatto la fortuna di Netflix.
Siamo a Los Angeles, dentro una famiglia in cui il padre, divorziato, settantenne (un meraviglioso Jeffrey Tambor) si veste da donna e decide di uscire fuori e comunicare la novita’ ai tre figli, adulti. Lui e’ professore universitario, la casa e’ bella, il figlio maschio musicista di successo, le due figlie, una sposata con bambine, l’altra che ricorda Hannah di Girls. Tutti con degli ego ipertrofici ( e quindi buoni per la tv ). Ma con un filo che li riannoda tutti ogni volta che sembrano sul punto di essere separati per sempre. E’ amore, affetto, accettazione dell’altro. Quello che vediamo e’ un microcosmo che pare uscito da Raymond Carver, rivisitato da una mano piu’ affettuosa, piu’ complice, meno gelida e, ovviamente, piu’ contemporanea. La nostra famiglia di Transparent ( autrice Jill Soloway ) non e’ piu’ quella dei bozzetti di Woody Allen che hanno capitalizzato Altman.
Come e’ successo con Girls, ci sono serie tv che arrivano esattamente quando se ne sente il bisogno. E allora perdoniamo cose ( stereotipi, faccette ) che in altri casi ci fanno spegnere l’aggeggio che stiamo guardando. E proprio a Girls dice di dovere molto Jill Soloway.
Nota biografica, il padre della stessa ideatrice di Transparent si dichiaro’ transgender.
Dimenticavo, molte storie di sesso. Anche dello stesso sesso. E una battuta da incorniciare della moglie divorziata dell’anziano protagonista trans che gli dice, con tenerezza “e cosi’ il nostro e’ stato un matrimonio gay, prima che diventasse di moda”. E i due si abbracciano, scoppiando a ridere.

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