Quelli che fanno tv e non la guardano

17 ott

Incontro un amico, di passaggio a New York, che lavora in televisione in Italia. Come tanti pazzo delle serie americane. Gli racconto di Santoro di ieri ( che ho visto live ) e accenniamo a Floris, Un’altra vita, Pechino-Express, roba di casa sua. Mi dice che lui non vede la tv italiana e quindi poco ne sa. Non e’ il primo. Gli rispondo che e’ come se  un mio altro amico medico ad Harvard mi dicesse “non leggo i risultati delle ricerche sul cancro degli altri. Mi interessa il mio laboratorio e basta”.
Fin da piccolo mi sono fatto di tonnellate di tv e continuo a farlo. Con l’impiccio che adesso la seguo in due continenti. Ma computer e fuso orario aiutano.
Da quando poi, qualche anno fa, e’ stato scritto che vedere la tv ci fa “piu’ intelligenti” ho trovato una legittimazione  ( vabbe’ ) a questo vizietto.
Quando ci siamo salutati con il mio amico abbiamo ricordato quel programma di venti anni fa in cui ci siamo conosciuti e che mise sette ragazzi in una casa di Bologna ( “Davvero”, Rai Due ). Se non avessi visto la partenza della serie originale su MTV a New York e non l’avessi registrata, allora, su VHS e non avessi messo la cassetta in valigia ( tempi eroici ) non avrei mai fatto questo mestiere. Che, diciamocelo, e’ una roba da miracolati.

PS Questo e’ un post della serie chissenefrega ma oggi mi gira così e la manutenzione di un blog ti da questa liberta’. Quella di andare oltre i 140 caratteri di egopippa.

Comments are closed.