In lode della SLOW TV

28 apr

Quando ho cominciato a fare televisione MTV era il canone, la forma (a volte anche il contenuto) dominante per chi provava ad innestare variazioni sul glorioso corpaccione della televisione italiana.
E cosi’ si misuravano i secondi nel montaggio per i cambi di inquadratura, si girava fuoribolla (storti, obliqui), si splittavano gli schermi, si scimmiottava la pubblicita’. Poi la pubblicita’ ha scimmiottato la realta’ ma questa e’ un’altra storia.
Insomma la chiave era la velocita’. Con gli anni sono tornato a dove ero partito, alle salette degli OBRAZ, dei FILMSTUDIO, a guardare e imparare dal cinema, magari ora masticato impropriamente sul computer con NETFLIX.
Ora apprezzo la Slow TV. Quella fatta perfino di silenzi che sfidano l’ascolto. E in questo caso di tanta musica che entra ed esce dalle storie che si intrecciano, legandole in una trama che ti restituisce quello che e’ New Orleans.
La citta’ piu’ affascinante d’America. La piu’ mischiata, piu’ meticcia, piu’ enigmatica, travolgente e anche violenta. Un luogo che bisogna imparare a conoscere per muoversi fuori dal perimetro del quartiere francese, l’isola dei turisti.
Non e’ come New York, New Orleans e la seconda stagione di TREME (HBO), la serie appena ripartita, la racconta a meraviglia.
La prima serie finiva con un suicidio, di un professore, il marito dell’avvocato MELISSA LEO, fresca di OSCAR. Il dolore lacerante per quello che KATRINA aveva combinato, per la corruzione, i ritardi, il nulla, lo macera e lo uccide. La seconda serie si apre quasi subito con una sparatoria in un locale pubblico.

TREME’ e’ un quartiere di New Orleans e gli autori SIMON e OVERMYER (gia’ insieme per HOMICIDE e il bellissimo THE WIRE) raccontano questo mondo fatto di musicisti, cuochi, camerieri, politici, assistenti sociali, poliziotti e tanti senzalavoro, gente che si arrangia e si ama, si separa, si tradisce, si ritrova, si lascia. Per chi ama la struggente malinconia di una umanita’ divertita nonostante tutto, in piedi nonostante tutto (e ancora non ci aveva pensato la BP a dare la botta definitiva) questa e’ la serie per voi.
Eravamo partiti, nella prima serie, tre mesi dopo Katrina e ora siamo ad un anno dopo, il 2006. La sottotrama di tutta TREME e’ il potere. Chi lo possiede, chi non ce l’ha e non lo avra’ mai e chi arriva da fuori a prendersene fette lasciate libere da chi se ne e’ andato. E’ il grande tema della ricostruzione che e’ anche, per Simon e il suo partner, ricostruzione di un tessuto di affetti, di solidarieta’.
Mai come in Treme la musica era stata al centro di una serie televisiva. Non come tappeto o soluzione furbetta in uscita o entrata da una scena.
Sempre, quando lavoro, parto dalla musica. Poi quello che viene detto deve starci dentro. In TREME non ci sta dentro. E’ protagonista. E la musica si prende tutto il tempo che ci vuole perche’ niente puo’ raccontare meglio il trauma di una citta’ e di chi ci e’ passato.

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