Giornalisti di guerra e di cazzeggio. Ancora su Brian Williams

10 feb

Il caso Brian Williams riempie stampa e tv in America.
Dicevo che e’ rilevante perche’ non riguarda solo il giornalista in questione. E’ indice di una tendenza che ha trovato in Williams un’articolazione esemplare.
Ci vuole tempo per costruire TRUST, la rispettabilita’ di un conduttore unico dei telegiornali, dell’informazione televisiva. E’ l’ospite nelle cene delle case americane, quello che ti porta il mondo a tavola, tra una zuppa e un burger. Non ci si mette a tavola un bugiardo, un fessacchiotto. E’ proprio l’opera di costruzione della star televisiva che ha mostrato in Williams un segno della possibile deriva del sistema.
Sono lontani i tempi di Cronkite, il conduttore che significava autorevolezza con il suo solo apparire in tv. Oggi non basta. Williams lo abbiamo visto embedded in guerre con giubbotto antiproiettile e poi da Letterman a fare il battutaro. In genere il giornalista televisivo ( e non ) si spende poi su Twitter, che Cronkite si e’ potuto risparmiare.
Il passaggio dal cazzeggio all’elicottero in Iraq avviene orizzontalmente, dentro quel perimetro televisivo che rimanda una storia depurata delle difficolta’ della vita. Seduto da Letterman o sull’elicottero noi vediamo Williams che si espande ma che perde credibilita’. E’ quello che avviene con i giornalisti che si accomodano frequentemente sulle poltrone dei talk shows, in altri mondi piu’ vicini a noi.
Non e’ detto, naturalmente, che parabole come quella di Williams siano inevitabili, segnate. Ma e’ molto possibile accadono. Williams rimane persona seria. Ma la sua vita e’ uscita da lui. Senza che se ne rendesse conto.

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