HBO ha mandato in onda il documentario su Snowden che ha vinto l’Oscar

24 feb

Dopo la vittoria agli Oscar di Citizenfour, il documentario di Laura Poitras sul caso Snowden, Neal Patrick Harris ( il conduttore della serata tv ) ha scherzato sull’assenza di Edward Snowden alla cerimonia.
Poche ore prima avevo ricevuto dal provider dell’assicurazione sulla salute mia e della mia famiglia una email, finita nello spam, che mi dice che tutti i miei dati personali sarebbero stati succhiati da cyber attackers. La notizia riguarda qualche milione di cittadini americani.
Non metto in una relazione diretta il documentario con l’email ricevuta ma segnalo il furto d’identita’ ( e la coincidenza ) che di questi tempi puo’ accadere, in diverse circostanze e diversi attori, a chiunque.
HBO e Channel 4 sono tra i produttori del documentario Citizenfour, che ha vinto l’Oscar e che ho visto stasera in onda in prime time su HBO. Steven Soderbergh tra gli executive producers.
La critica ha acclamato l’opera ( dal Wall Street Journal al New York Times, da Variety al Christian Science Monitor, ecc. ). Il documentario e’ il racconto di una intervista di due reporters del Guardian ( ma soprattutto uno ) a Snowden, filmata a Hong Kong nel 2013, nel corso di una settimana.
Quello che Snowden ha rivelato sulla National Security Agency e’ diventato caso mondiale, andando molto oltre quella camera d’albergo di Hong Kong.
La storia e’ nota e la vittoria all’Oscar era data per sicura da tempo. Quello che mi chiedo e’ come si fa a misurare un documentario come questo, e piu’ in generale cosa chiediamo ai documentari. Di rivelarci cose che non sappiamo ? Di esprimere un punto di vista ? Di essere altro da un reportage ?
Ci sono scuole di pensiero sulla questione che non affronto in questo caso. Dico solo che al di la’ di quello che Snowden ci ha detto, il documentario non va oltre. Per i cultori “del primato del punto di vista” questo basta. Come a molti bastano i punti di vista di Michael Moore.
Il documentario diventa, come nel caso di Moore, un lavoro sull’autore dell’inchiesta ( Glenn Greenwald ). Un selfie. La storia e’ l’autore. Laura Poitras, l’autrice del documentario, e’ il ventriloquo. Un ventriloquo cinematograficamente potente. Il documentario e’ una strada a senso unico.
Io coltivo il dubbio, come punto di vista.

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