BENVENUTI IN AMERICA

13 Mag

Questo disegno e’ di Harper’s, il piu bel mensile americano. Come succede alle fotografie, belle, avrebbe la forza di dire tutto, senza bisogno di aggiungere parole. Solo poche righe. L’emigrazione “clandestina” e’ un tema centrale delle elezioni italiane amministrative e lo sara’ anche di quelle americane del 2012. I risultati del recente censimento americano hanno confermato il trend inarrestabile della ispanizzazione degli Stati Uniti. John Mc Cain raccolse il 29% del voto latino nel 2008, che si consegno’ ad Obama in modo dunque quasi plebiscitario.
Obama sa bene che la fiducia accordatagli dagli ispanici non e’ stata ripagata. Per questo in settimana, celebrato il trionfo post Osama, ha tenuto un importante discorso sul tema ad El Paso, in Texas. Gli “undocumented workers”, i lavoratori senza documenti, sono secondo stime condivise undici milioni. Undici milioni di voti potenziali, imparentati con tanti che il passaporto americano ce l’hanno e i tanti nuovi nati che lo avranno (il 27% di bambini latinos in piu’ contro il 7,5% di declino delle altre nascite).
Andando in giro in questi giorni a fare interviste sul “popolo delle due torri”, i cinquantamila che ci lavoravano nelle torri gemelle fino all’undici settembre 2001, si scopre che ce n’erano tantissimi di undocumented. E parlando con associazioni ed esperti tutti ti confermano che New York e’ una citta’ santuario per gli undocumented, che qua vivono e lavorano tranquilli (se, ovviamente, non commettono reati). Non avviene lo stesso nel resto dell’America. L’anno scorso i deportati sono stati 400mila. Un quarto delle start ups della Silicon Valley sono state fondate tra il 1980 e il 1998 da genietti nati fuori dagli Stati Uniti. Per questi cosiddetti superimmigrants si chiedono spesso vie preferianzali rispetto ai raccoglitori di pomodori della California e ai lavapiatti di Manhattan (e di quelli che lavoravano al Windows of the World, il ristorante che era in cima alla North Tower del World Trade Center).
Obama cita spesso il caso del cofondatore di Google per dire di un superimmigrante che ha combinato grandi cose. A me sta simpatico Pedro che conosco e mi ha portato la pizza a casa ieri. La legge sull’immigrazione e’ l’altra fondamentale promessa, con quella sulla salute, del 2008. Per ora Obama ha rafforzato il controllo ai confini con il Messico, anche per provare ad allargare il consenso nel Congresso alla possibile riforma. Se rimane solo la mano dura dalle parti di El Paso questa sara’ una sconfitta difficile da far digerire a Pedro e ai suoi parenti che votano l’anno prossimo.

Comments are closed.