La TV che fa arrestare un presunto colpevole con un fuorionda. Ideologia e prassi

19 mar

La storia ha bucato le frontiere perche’ e’ davvero bizzarra, come il suo protagonista.
Il ricco immobiliarista di New York Robert Durst, 71 anni, e’ stato arrestato sabato scorso in un albergo di New Orleans, alla vigilia della messa in onda dell’ultimo dei sei episodi del documentario “The Jinx: the life and deaths of Robert Durst” di Andrew Jarecki. Robert Durst e’ stato intervistato per 25 ore da Jarecki e il documentario e’ la sua storia che si incrocia con due omicidi e la scomparsa della moglie. Pare che Durst si stesse preparando ad una fuga. L’ultima di una serie. Un “Chi l’ha visto” che ci accomapagna da anni, con riapparizioni e scomparse. I telegiornali americani ci hanno raccontato del ritrovamento di una maschera di latex, un documento d’identita’ falso, una quantita’ di denaro ( 315 mila dollari ) ritirata a botte da 9000 al giorno.
Da anni si parla in America come di uno che l’ha fatta franca. Fino al documentario di HBO di Andrew Jarecki, una ricostruzione piena di repertori e senza voce narrante.
Se stiamo al caso umano Durst ci si chiede perche’ abbia acconsentito a farsi intervistare. E’ solo una delle domande che circolano intorno a quest’uomo che ha riempito le cronache nere e rosa per decenni. All’inizio dell’intervista, che parte nella seconda puntata del documentario, Durst dice di avere cosi’ voluto dire la sua verità’. Dopo il film dello stesso Jarecki su Durst con Ryan Gosling e’ cosi’ arrivato il documentario. Narcisismo ? Piu’ complicata sembra essere la timeline della vita di Durst. E oggi siamo alla riapertura di un caso di omicidio di 15 anni fa per un furionda della lunga intervista in cui Durst, parlando da solo in bagno in una pausa, ha detto «Che cosa diavolo ho fatto? Li ho uccisi tutti, ovvio».
Jarecki ha detto alla CBS che Durst era stato informato che il microfono sarebbe stato sempre acceso e la quarta puntata si chiude con il regista che avverte lo stesso Durst della cosa. Meno chiara apparirebbe la tempistica dell’arresto alla vigilia della messa in onda dell’ultima puntata di domenica scorsa che contiene il furibonda. Lo stesso Jarecki ha detto che Durst e’ solito parlare tra se’ e se’.
L’arresto sarebbe scattato in seguito al fuorionda. Tecnicamente un paio di frasi rubate, nonostante l’avvertimento. A chi fa il mestiere di intervistare capita di continuo, anzi quasi sempre, che quello che viene detto prima, dopo, nelle pause, sia piu’ interessante dell’intervista piazzata. La decisione di montare contenuti rubacchiati appartiene a chi porta a casa la liberatoria che, non specificando tempi e temi, consente di fare qualsiasi cosa nel montaggio. C’e chi ha costruito carriere e perfino bei pezzi di palinsesti su “camerine nascoste” e microfoni lasciati andare. Altri chiedono comunque il permesso di editare un furibonda. Ognuno fa quel che crede.  Quello che e’ difficile credere e’ che diventino prove di omicidio. Ma , parlando di televisione, di etica della televisione, cosa fare in questi casi ? Io non l’avrei montato, credo.
Durst non e’ uomo amabile. Ma anche questo non c’entra. La scomparsa di persone vicine a lui che lo hanno frequentato e’ una tremenda coincidenza o un mistero che dovrebbe essere sciolto da un processo che si celebrerà a Los Angeles. Un teatro che richiama altri processi a famosi. Il Robert Durst Show continua.

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