Piace la tv giustiziera. A me no

21 mar

Torno sul caso sul caso Robert Durst che in America ha aperto per giorni i telegiornali, prima delle elezioni in Israele e la strage di Tunisi. Ci torno sopra perche’ non mi piace la piega che ha preso ovunque il caso, dopo la messa in onda dell’ultima puntata e l’arresto di Durst, avvenuto la sera prima del finale televisivo, con ovvio boom di ascolti ( il doppio delle cinque puntate precedenti ).
La prova della colpevolezza di Durst ( due omicidi e la scomparsa della moglie ) sarebbe in quel finale del documentario in cui l’autore Jarecki ha montato, sottotitolate, le parole ruminate da Durst in bagno ad intervista conclusa e con il microfono ancora acceso. Sulle frasi in cui Durst dice di avere ucciso tutti, c’e’ un’andata a nero e terminano le sei puntate. Bingo. Ecco il verdetto dell’autore giustiziere.
Io ho simpatia in generale per chi parla da solo. A New York capita di incontrare ad ogni passo gente che lo fa. Fuori di testa e con la testa a posto, per cosi’ dire.
Durst e’ chiaramente un fuori di testa. Durst e’ probabilmente colpevole. Lo dico come uno qualsiasi che guarda True Detective e si immagina la fine gia’ alla prima puntata ( la serie e’ stata tirata in ballo da tanti a proposito di questo caso ). Ma non sono un poliziotto e credo che risolvere casi di omicidio non sia la mission di chi fa documentari. A me e’ sembrato, ad esempio, che in questo caso Robert Durst si faccia una domanda dopo essere stato incastrato da Jarecki e si risponda una cosa come “ora diranno che li ho ammazzati tutti “. Che non e’ la stessa cosa di una confessione.
Le interviste nel doocumentario sono due e risalirebbero a cinque e tre anni fa. L’arresto e’ avvenuto invece alla vigilia dell’ultima puntata, una settimana fa. Quale e’ stato in questi anni il rapporto degli investigatori con l’autore del documentario ?
La televisione verita’ e poi la televisione della realta’ hanno in questi anni abbassato la soglia della differenza con la fiction. Poi ci si sono messi i social media. Viviamo in una dimensione sola per cui siamo sempre piu’ quello che vediamo in tv e su Facebook. Questa confusione di piani trasforma un autore di documentari in un giustiziere. E il poliziotto in un suo aiuto di produzione.
Non c’entra Durst che, essendo poi straricco e non simpatico, e’ sicuramente il cattivo ideale. E, dicevo, probabilmente lo e’. Siamo tutti true detectives e se questo sia un bene o un male non so.

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