The NEWSROOM. Il telegiornale e’ morto, lunga vita al telegiornale

9 apr

Il telegiornale e’ un morto che cammina. A qualsiasi latitudine. Lo sanno tutti quelli che capiscono, anche poco, di televisione. Ma conviene a tutti quelli che ci lavorano , in televisione, continuare a fare aria alla salma.
Se avete in casa o conoscete un minore di 18 ( ma diciamo pure fino ai 25 anni ) che guarda il telegiornale piu’ di una volta al mese, presentatemelo.
Dicevo di esser andato dentro il telegiornale di ABC. Quello che ho visto e’ una redazione piccola e una control room grande. Il teleprompter srotola il racconto quotidiano, fatto di notizie che sembrano poco piu’ lunghe di un tweet. Ogni tanto un esperto si siede al tavolo dell’anchorman per un breve parere fatto di una, una sola risposta. Compresa naturalmente la meteorologa. La camera robotizzata e’ fissa sul conduttore che impacchetta, incarna, intitola il telegiornale a se stesso ( World News Tonight with David Muir ).
Frank Rich ha appena scritto una lunga, bella storia dei telegiornali americani sul New York Magazine. Quello che ricaviamo e’ che la personalizzazione dei telegiornali e’ antistorica ma vivra’ ancora, per la ragione che non c’e’ una alternativa se non la chiusura definitiva. Come un negozio che tira giu’ per sempre la saracinesca ma questa deve rimanere aperta per dare un senso ad una televisione generalista che altrimenti sarebbe senza tempo.
I telegiornali sono il nostro orologio quotidiano. Non servono ad altro. Le notizie in onda le conosciamo  gia’ da prima. Chi non e’ interessato a conoscerle sa comunque che la sua giornata e’ scandita anche da telegiornali che non vede. Ma  ormai le notizie sono un flusso che ognuno acchiappa attaccato alla chincaglieria elettronica che ci portiamo dietro. Gli altri, la maggioranza silenziosa, non contano per chi paga le news, la pubblicità.
Rich ha titolato il suo pezzo sugli anchormen A dumb job che traduco in Un lavoro da fessi.  Ha anche scritto che la NBC e’ ancora in testa tra i TG della sera e invece solo da un paio di giorni e’ avvenuto il sorpasso ad opera della ABC e di David Muir. I telegiornali, per Rich, sono come la notte in cui tutte le vacche sono nere. Cambiano le vacche da 60 anni ma il contenuto di quello che vediamo si e’ ridotto ad una miserabile rifrittura di breaking news ammuffite. Ormai conta il flusso delle notizie non il riassuntino sul teleprompter. Quando si ragiona di riforma della newsroom di questo spero si parli.
I numeri del sorpasso di ABC su NBC dovrebbero fare riflettere ( 7.99 milioni di spettatori contro 7.91 ) in un paese di 320 milioni di abitanti. Erano 10 milioni a network un anno fa. Sotto i due milioni in media il gruppo demografico decisivo, quello tra i 25 e i 54 anni, una pattuglia per ogni canale tv.
In attesa di vedere il telegiornale di VICE, ricorda Rich, continuiamo a celebrare questo modernariato televisivo. Giornalismo impalancato negli studi, dove ognuno chiacchera su video scaricati che non ha girato. Fino a che la newsroom sara’ occupata al grido di “andate a lavorare”( si fa per dire ).

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