Aggiornamento

6 giu

Breve ritorno a casa, a New York, e occasione di aggiornamento.
Ho incrociato un nuovo candidato repubblicano al giorno per la Casa Bianca con cose perse ( lo struggente finale di Mad Men ) e cose nuove ( Aquarius, la serie con David Duchovny di NBC ).
Proprio Aquarius segna la prima volta di un grande network che adotta il modello distributivo di Netflix. Si possono vedere on demand tutti insieme i dodici episodi della serie. E cosi’ ho fatto. Proprio quando si legge che Netflix sbarchera’ da noi ad ottobre.
Ricordo che poco piu’ di vent’anni fa arrivavo in Italia dall’America con la valigia piena di VHS registrati dalla tivu’. Da uno di questi ( “Real World” di MTV, ancora in onda ) nacque Davvero per Rai Due.
Tornando ad Aquarius, non e’ un capolavoro ma per chi ha fame di California degli anni 60 ( e la storia di Charles Manson, del Black Panther Party, della guerra in Vietnam ) e’ un bel tuffo nel passato recente. Bello per chi nel 1967 era appena adolescente e quindi va bene tutto di quella stagione. Meno bello per parte della critica.
L’idea dell’autore John McNamara ( quello di Prime Suspect ) affonda in una storia che non abbiamo masticato fino in fondo. Gli anni 60 sono questa roba qui. Li trattiamo con occhiali diversi dalla contemporaneita’ e da epoche piu’ lontane o vicine. Come una realta’ decolorata ( proprio come la bella fotografia di Aquarius ) che ci si e’ piantata nel cuore, piu’ che nella testa. Quindi difficile da giudicare. Ovviamente uso un plurale che presume una condivisione che non esiste.
E’stato scritto di una staffetta tra il finale di Mad Men e Aquarius. Beh, visti di seguito come ho fatto io, il passaggio del testimone ci sta. Stando invece alla scrittura delle due serie siamo in due mondi diversi, anche se sempre di California si tratta e piu’ o meno negli stessi anni.
Sognando California ma quella di una volta, non quella di Facebook e compagnia.

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