Jon Hamm e Jeffrey Tambor, Emmy Awards. NON UCCIDERE, la scrittura

21 set

Sono ancora in Italia per una decina di giorni. Sto montando il viaggio fatto ad agosto di cui trovate tracce in questo blog.
A proposito del blog avevo detto che avrei voluto riformarlo ma rimando per mancanza di tempo. E cosi continuo nella modalita’ vintage, a sprazzi.
Al ritorno a New York faro’ grandi recuperi di serie tv e mi immergero’ nelle meravigliose primarie per la Casa Bianca. Ma non per molto. Dovrei ripartire per un mese a fine ottobre.
Intanto prendo nota della serata degli Emmy Awards che mi sono perso.
Mi interessano soprattutto i due premi a Jon Hamm ( Mad Men ) e Jeffrey Tambor ( Transparent ). Questo blog ha beatificato i due e ora propone la canonizzazione ( da quando lavoro per TV2000 sto cambiando metafore ).
Intanto mi sono sciroppato le due prime puntate di Non uccidere, la nuova serie domestica che sta andando in onda su Rai Tre. Meglio della solita pappa. Ma ancora lontanissima nella scrittura dei protagonisti e dialoghi dalle serie globali che dall’America vanno a depositarsi sugli schermi e le pagine di chi ormai ci campa, scrivendone, anche in Italia.
L’idea e’ quella di The Killing, la serie durata quattro stagioni, l’ultima su Netflix. Storie di ambientazione nordica, buie, fredde. Torino come Seattle e la Danimarca, da cui proviene l’idea originale. Il cuore e’ la coppia di detectives, lei e lui. Lei piu’ centrale, anche gerarchicamente.
Nella storia italiana il carattere maschile non e’sviluppato e proprio nel rapporto tra i due sta la ricchezza della serie originale. Ma anche tanto altro non c’e', sfumato in pause, silenzi, rimandi, allusioni che e’ sempre “la scrittura che non c’e'”.
Basterebbe copiare. Dai che ci siamo quasi.

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