La tv e i suoi fedeli, in America. Ci dovrebbe riguardare

6 ott

The New York Times ci ha fatto trovare lunedì un supplemento sulla televisione, titolato “TV transformed”. Capito ? Trasformata.
Ne scrivevo domenica. L’unico paese europeo in cui aumenta il consumo della tv lineare, quella dell’elettrodomestico, e’ l’Italia. Poco importa, in questo caso, che l’ascolto sia in corso di redistribuzione tra le reti emergenti del digitale a danno delle generaliste. Il totale complessivo cresce. Questa e’ l’unica rivoluzione di cui si parla in Italia mentre la “televisione trasformata” appare roba di un futuro lontano, la solita americanata.
Si crede in Italia che la televisione cosi’ com’e’ durera’ per sempre. Almeno fino a che il telecomando e l’auditel  saranno nelle mani artritiche dei pensionati.
Cosa ha fatto The New York Times ? In mezzo ad articoli pieni di numeri, dati ( e non i soliti pensierini fighetti sulle serie tv con cui ci dilettiamo in tanti ) ha ficcato sei storie, con nomi e cognomi, di consumatori di contenuti televisivi, sparsi in America, da Connor di 16 anni a Lorrie di 62.
Riassumo. Connor, il teenager, usa solo l’iPhone per tutto. Ci friggerebbe anche le uova ma intanto ci guarda serie, Facebook, ci gioca, ecc.
Crystal, 27 anni, consuma televisione solo sul computer e ha mollato Netflix da quando si e’ trasferita a Berlino perche’ in Germania il magazzino e’ scarso rispetto all’America ( che vi dicevo ? ).
Justin, 37 anni, ha tagliato l’abbonamento tv quando questo ha toccato i 150 dollari al mese e guarda sempre tre ore di tv alla sera ma usando HBO streaming, Netflix e Amazon ( quindi non vede piu’ tv allnews, tv generaliste, ecc )
Stacy, 42 anni, ha due figli di 13 e 15 anni che in tv guardano wrestling e lei confessa di consumare molta E television, quella fatta di gossip, e di usare Netflix sul telefono quando fa ginnastica.
Jeff, 55 anni, guarda la tv lineare quasi solo alla domenica sera ( quando vanno in onda le nuove puntate di HBO, Showtime, AMC ). Per il resto solo binge-watching di serie.
E finalmente arriviamo a Lorrie, 62 anni ( oltre The New York Times non e’ andato. Diteglielo voi che in Italia la tv degli over 60, 70, 80, 90…va forte ).
Lorrie guarda tutto o quasi ( dalle generaliste a Netflix ) con una accortezza pero’. Registra sempre per evitare le pubblicita’.

Questo supplemento del New York Times e’ da conservare.
Ci ricorda che una volta le nostre memorie televisive e cinematografiche erano depositate in luoghi come Blockbuster, che ormai e’ roba da uomo primitivo. Che CNN, che sembra ci sia sempre stata, e’ nata nel 1980 ( e oggi dimostra tutti i suoi anni, dico io ). Che una delle serie che ha cambiato la scrittura televisiva e’ stata “Hill Street Blues ” ( come sa chi mastica tv ). E che oggi tanti aspirano a lavorare per la televisione, non per il cinema.
Agli inizi degli anni 70 – scrive Jeff Greenfield – quando c’erano solo tre networks, si guardava la televisione, non i programmi della televisione. Oggi e’ il contrario.
Noi oggi consumiamo tv – ci dice Greg Beato – guidati dagli algoritmi. Siamo diretti dai consigli che ci arrivano dal nostro profilo fatto di scelte “storiche” su Netflix, HBO e questa ricerca sara’ sempre piu’ sofisticata. Fino a che non sceglieremo piu’.
Noel Murray ci racconta della televisione degli youtubers, che e’ gia’ tv non solo fuori ma oltre la tv.
Netflix ed Amazon stanno producendo sempre piu’ serie per bambini. Il tentativo e’ quello di drogarli dalla nascita e di resuscitare l’antica tv-babysitter.
Questa televisione “trasformata” sta rivoluzionando il mercato pubblicitario che la sostiene – scrive Steve Lohr – e ci avviamo, anche in questo caso, all’abito su misura. Si dara’ il caso che due vicini di casa che guardano “The Good Wife” ricevano consigli per gli acquisti diversi.
Farhad Manjoo ci parla dell’”alba della social tv”. Questa e’ una sfida centrale perche’, ovviamamente, l’attivita’ social e’ legata soprattutto ad un’ora precisa di messa in onda. Sono citati gli esempi di Scandal e Empire linkati a Twitter. Ma poi si dice che Twitter e’ arrivato al suo massimo e gli adolescenti ( come mio figlio ) sappiamo preferiscono Snapchat, Reddit e altro per conversare e conoscere. Non sappiamo pero’ se sara’ la social tv a salvare la tv lineare. Se sara’ il viagra che trasformera’ il vecchio telespettatore passivo in un arzillo vecchietto.
E alla fine arriviamo alla scrittura delle serie, l’unica cosa di cui si parla in Italia. Che tanto il consumo, le sue articolazioni, costi, tempi, sono solo volgarita’.
Chi scrive per la televisione sembra credere davvero, in molti casi, di essere Shakespeare, come in tanti gli abbiamo detto.
Chi scrive per la televisione dovrebbe farlo stando dentro un modello di business che gli viene dato. Ed ecco che a forza di fare prodotti sempre piu’ sofisticati, agli inizi richiesti dai broadcasters, ci ritroviamo con la seconda stagione di True Detective, che ho appena recuperato. Ma anche con il primo episodio del nuovo The Affair, visto domenica. Sempre piu’ eleganti e vuoti.
Il rischio e’ che non ci sia piu’ plot. Come nelle piu’ celebrate pellicole del nostro bel paese. Tutte dolly e steadycam.

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