METATRUMP

22 feb

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Trump avanza e quindi ci sara’ tempo per parlarne.
Parlare non tanto di politica, di strategie, di programmi che sembrano disegnati con quattro amici al bar ( Trump pero’ è astemio e “i bar” sono grandi incubatori di consenso ).
Dei comizi di Trump bisognerebbe leggere le trascrizioni. E immaginare quei testi interpretati da altri che non siano il miliardario. Le parole separate dall’attore e messe in bocca ad altri non suonerebbero cosi attraenti ai suoi tifosi. La bullagine è il corollario, non indifferente, nella comprensione del fenomeno.

In America il successo è la religione piu’ diffusa. Trump lo sa bene ed è un alto sacerdote del culto.
E’ vero che per la sua campagna elettorale spende solo il carburante del suo aereo, che poi ai prezzi di oggi e’ un affarone.
Altri hanno speso tanto con scarsi risultati.
Sono andato nel suo quartiere generale a Des Moines, in Iowa, il giorno prima dei caucuses ed era un luogo silenzioso, sorvegliato da un paio di anziani. Quello di Sanders sembrava, al confronto, la NASA prima di un volo spaziale, in mano pero’ ai ragazzi della via Pal.
Ci sono stati presidenti americani ricchi che furono anche grandi presidenti ma nessuno ha mai detto ”votatemi perche’ sono ricco”.
L’impalcatura “teologica” di questa discesa in campo è partita ( non so quanto consapevolmente ) da un reality show costruito sul superego del palazzinaro. Da allora Trump ha cominciato a mettere il suo nome su ogni cosa. Il culto è andato oltre quel grattacielo dorato sulla Fifth Avenue.
Le sfide per la Casa Bianca sono racconti di storie scritte dentro il loro tempo. Non sono storie per ogni tempo.
Obama oggi non sarebbe la stessa cosa. E meno ancora altri venuti prima. La crisi del 1929, le guerre, hanno avuto i loro presidenti.
Questi sono tempi attraversati da paure incrociate. L’angoscia che corre sulle metropolitane, gli aerei , i treni . E quella della perdita o della scomparsa del posto di lavoro per genitori e figli, insieme.
Donald Trump interpreta la fase meglio di altri, legati ai codici della politica.
La campagna di Trump si svolge tutta in televisione e cavalca le preoccupazioni che attraversano la classe media americana. Gli ascolti alimentano le sue presenze, telefonate in diretta, comparsate in video.
Le all news sono diventate Trump-all news. E il moltiplicatore corre sul web.
Non è una storia nuova per noi, che ridiamo della sua capigliatura, dopo averne frequentata un’altra, meno folta ma non meno bizzarra, per anni.
Le campagne elettorali in America costano e si vincono con grandi e/o piccole donazioni.
Poi si possono vincere anche come sta facendo Trump. Senza spendere soldi. Solo dicendo che ne hai tanti.

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