Evviva la televisione. Le primarie americane, a meta’ del romanzo popolare di Trump e Sanders

28 mar

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Quando facevo politica molti anni fa (le stagioni del liceo e universita’ a Milano) ricordo una elementare lezione che oggi ritrovo largamente declinata dal professore in materia, Mr. Donal Trump. Per battere un avversario trova un aggettivo, un soprannome che ha a che fare con un suo presunto difetto fisico o caratteriale e non perdere tempo ad argomentare le tue idee. Quelle non contano. Prima di tutto appiccicagli un’etichetta e vedrai che quella lo accompagnerà fino alla morte (politica).
Poi anni di correttezza politica (e forse piu’ sale in zucca) mi hanno deviato da quella via. Oggi nel maestro Trump rivedo la luce (si fa ovviamente per dire).
La lista degli esperti-tifosi di Marco Rubio (“little Marco”) annichiliti da Trump la fa Frank Rich sul New York magazine. Potrei aggiungere quella degli italiani. Trump ha distrutto “la grande promessa repubblicana” parlando delle bottigliette d’acqua che Rubio beveva, del sudore che ne derivava, delle sue frequenti ripetizioni (lo fanno tutti) per finire con un classico, l’appellativo di “piccolo Marco”, dedicato alla sua altezza. Rubio ha provato ad andare su quel terreno giocando sull’opposizione piccolo-grande (“piccola statura”, “mani piccole”, ecc ) ma e’ sembrato un Alvaro Vitali senza talento.
Ho pensato agli inizi che Trump non sarebbe arrivato all’Iowa e ora non so come uscira’ vincitore dalla convention di Cleveland. Penso anche che Ted Cruz sia peggio del miliardario ma di questo avremo tempo per parlare anche perche’ quasi tutti (in America e in Italia) sembrano pensare il contrario.

Il ciclo di Obama e’ stato iconograficamente perfetto ma sta facendo emergere aree di autentica frustrazione se non di disperazione, direttamente proporzionali alle speranze che aveva suscitato. L’opposizione pregiudiziale repubblicana ha fatto il resto. L’onda revanscista, populista e’ montata coinvolgendo tutta Washington, Casa Bianca e Congresso. La parola piu’ citata nella capitale (establishment) è divenuta simbolo di walking dead.
E cosi’ è arrivato Trump. E in misura diversa Sanders.
La crisi del 2008 e’ assorbita a New York e Wall Street ma non nell’America profonda. Le cifre dell’occupazione in costante crescita nascondono una dilatazione dei “working poor”, chi lavora a tempo e con salario minimo. E’ dentro questa classe liquida di operai moderni, che sono fuori dal modo di produzione fordista e dalla tutela sindacale, che pesca il populismo. Attraversano orizzontalmente, piu’ di quanto si pensi, i due partiti. Certo Sanders ha i giovani dei colleges che lo sostengono (molti provenienti da famiglie con mezzi) ma quello che lo accomuna a Trump e’ che sono due outsiders, sono fuori dall’establishment. Anche se Trump ci ha fatto affari tutta la vita e Sanders e’ stato senatore tutta la vita. Ma Trump e Sanders hanno cambiato per sempre la politica in America.
Trump si e’ autofinanziato e Sanders non ha ricevuto una lira dai big donors che fanno sempre le campagne in America, Hillary e Obama ovviamente compresi.

In questo quadro le campagne di Trump e Sanders hanno scavato una strada finora mai percorsa ed originata direttamente dalla televisione. Trump ha stracciato quello che si e’ sempre detto essere il manuale delle primarie americane. Le strette di mano, gli incontri nei diners, i town meetings con 50, 100 presenti. Solo il grande evento-comizio e poi una presenza costante su Twitter che serve a rimbalzare sulla televisione, dove Trump e’ di casa da anni.
Grandi eventi anche per Sanders ma per lui i social media che lavorano di piu’ sono Facebook, Instagram e Snapchat, frullati dalle sue giovani truppe, nel solco delle campagne di Obama.
Ora si tratta di vedere quanto influira’ la variabile ‘tradimenti coniugali” che ad un certo punto spunta sempre fuori nelle primarie americane e che questa volta è caduta sul capino benedetto di Ted Cruz. Il bello e’ che se la stessa cosa fosse capitata a Trump, a lui avrebbe portato punti in piu’, gestita “machisticamente”.
E cosi’, vista oggi, sembrerebbe ci stiamo avviando verso una sfida Hillary-Trump. Con la televisione mai come questa volta al centro del salotto (social) della politica. Ma non è detto. Il romanzo delle primarie è solo a meta’.

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