HILLARY all’APOLLO. Tutti bianchi, piu’ media che pubblico. The revolution will be televised

30 mar

Hillary e’ stata senatrice dello stato di New York. Nello stato che la riporto’ a Washington deve vincere con un grande distacco e dovrebbe andare proprio cosi, il 19 aprile.
A vedere pero’ oggi l’inizio ufficiale della campagna ad Harlem, a pochi metri dall’ufficio di suo marito Bill, non sembrerebbe tutto scontato. L’Apollo e’ il teatro della storia della musica afroamericana, del jazz e anche quel luogo da cui in tanti sono partiti (uno per tutti, Jimi Hendrix).
Anche Obama e’ passato per l’Apollo e fu memorabile.
Meno storico il passaggio di questa mattina. Forse a causa dell’orario, ai piani superiori c’erano larghi buchi. In platea il 90% erano bianchi. La fila degli accrediti media all’esterno lunga quasi quanto quella del pubblico.
Prima dell’arrivo di Hillary, grandi preparativi per predisporre la cinquantina di supporters che sono quelli che si vedono in televisione, alle spalle di chi parla. Il rituale vuole che ci siano il bianco e la nera, l’asiatica e il latino, la giovane e l’anziano, ecc. Le televisioni inquadrano sempre solo il palco.
Hillary ha citato Bernie solo come “my opponent”, senza dire il nome. E ha spesso declinato quel modo di assentire alle cose che lei stessa dice (facendo si, con il capo) che e’ il suo classico trademark retorico.
La gita ad Harlem e’ finita presto. Il materiale per le televisioni perfetto. L’affluenza meno ma quella che conta sta davanti agli schermi.

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