I cattivi. Non quelli delle serie tv

25 mag

Venerdì scorso ho assistito ad un convegno nel carcere Due Palazzi di Padova. Eravamo l’unica televisione presente (TV2000). Una giornata non come le altre. Per i detenuti e per tutti quelli che hanno partecipato. Magistrati, professori universitari, familiari dei cattivi e dei buoni seduti vicini. Un evento straordinario che si ripete ogni anno, organizzato dalla redazione di Ristretti Orizzonti, la rivista diretta da Ornella Favero, la giornalista che da anni fa lavoro volontario con i detenuti.
In un mese di interviste nelle carceri ho raccolto venticinque storie e molto altro. Ho ascoltato e provato a capire. Il ladro di biciclette e l’omicida.
Ho interrotto il blog per qualche giorno perche’ la sera non riuscivo a togliermi dalla testa quelle ragazze e quei ragazzi invecchiati nel carcere.
Piu’ facile ascoltare il rapinatore della mala del Brenta di quelli chiusi per delitti di mafia e camorra.
Piu’ comprensibili quelli dentro per reati legati a droghe varie di quelli che hanno ucciso le donne che dicono di avere amato o smesso di amare.
Si finisce sempre a parlare di quelli che stanno fuori, genitori anziani, mogli che tirano su figli abbandonati da dieci, venti, trenta anni.
Mi fermo, per ora.

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