La televisione pedagogica e’ morta. Non da oggi

23 giu

Sto montando due pezzi da 90 minuti ( TV2000 ) di interviste fatte a maggio nelle case di reclusione di Padova ( uomini ) e Venezia ( donne ). Dieci storie. L’altra dozzina di conversazioni andra’ in onda l’anno prossimo.
Tagliando e cucendo, rivedo Raffaele e gli altri. E le altre. I cattivi che mi sembrano buoni. Dopo anni di carcere.
L’Italia di Gomorra e’ qua ( non solo quella, anzi in minima parte ). Nella sala di montaggio.
Ho seguito con molta fatica il dibattito generato dalla messa in onda della serie televisiva. Ridicola la pretesa di “inserire” un buono nel racconto di Gomorra.
Difficile entrare sui paragoni tra i Sopranos e Gomorra.
Sono scritture diverse dentro paesi diversi. Poi pero’ le serie si vendono in tutto il mondo e da noi i Sopranos ebbero poco successo. Anche per una programmazione forse sbagliata. Ma i Sopranos conservano un carattere extraterritoriale e senza tempo che Gomorra non ha. E’ una scrittura ( quella dei Sopranos ) che racconta il bene e il male, l’antieroe, come non si vede da noi.
E’ questo il problema. Non c’entra la televisione pedagogica. Quella e’ morta dopo il maestro Manzi.
Gli ascolti e la televisione commerciale hanno cambiato tutto.
Una volta c’era Drive in. Oggi c’e’ Gomorra.

Comments are closed.