In memoria della politica ( la convention repubblicana )

19 lug

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Arrivando alla Convention oggi ho seguito per caso un gruppo di quattro poliziotti incamminati nella stessa direzione. Non uno di quelli che abbiamo incrociato lungo la strada ha mancato di dire loro “grazie”, “buon lavoro”. Soprattutto uomini e donne di colore. Anche un paio di abbracci.

Arrivati qua, nella grande arena deserta ( si riempira’ dopo le 17 ) riordino le idee dopo quello che è stato definito il primo“disastroso” giorno dei trumpisti a Cleveland.
La vittoriosa campagna da mastino di Trump nelle primarie buca la prima uscita nelle elezioni generali.
Prima il tentativo abortito dei delegati di nove stati di rompere il vincolo con il voto a Trump ha denunciato una rumorosa divisione nel partito. Poi attori da isola dei famosi di casa nostra ( ovvero serie b ). A seguire gli attacchi a Hillary in stile pacchiano, anche quando fondati. Per finire il discorso di Melania, la moglie di Donald, che ha scatenato applausi ma poi si è scoperto che le parole erano identiche a quelle pronunciate da Michelle Obama nel 2008 e oggi non si parla che di plagio, in televisione. Prima di Melania l’anziano Rudy Giuliani si è sgolato a dirci quanto Trump sia un bravo padre di famiglia ( di tre famiglie in effetti ).
Dimenticavo. Melania è stata introdotta con perfetto understatement da “We are the champions” e dallo stesso Donald.
Un mio amico repubblicano con cui ho parlato poco fa è disperato.

Sono contro l’accanimento tricologico nei confronti di Trump e soprattutto la banalizzazione del suo “messaggio” elettorale. Avremo tempo di parlarne perche’ seguiro’ queste elezioni per la televisione.
Trump è pragmaticamente arrivato al cuore della crisi americana. Ha amplificato paure e difficolta’ materiali.
Il problema è che ha svuotato completamente la competizione elettorale della politica. Del bello della politica. Che in America è anche la visione, l’ottimismo. Roba che non c’entra con l’ideologia.
Non c’e’ piu’ Reagan ( per stare nel campo repubblicano ) ma addirittura nemmeno Bush. E infatti la famiglia dei due presidenti è stata ignorata e direi francamente anche presa per il culo.
La storia dei nomignoli affibbiati da Trump a tutti i suoi avversari ha livellato la politica all’asilo Mariuccia. A questa convention parleranno i suoi figli, dopo Melania. Sembra di stare ad una assemblea di venditori del Folletto, alcuni parenti tra di loro.

La tendenza a parlare dei politici come di gente che non ha mai lavorato è cosa a noi nota, anche alle nostre latitudini. E’ una cazzata ma funziona.
La passione politica è cosa buona. Portare a casa risultati non è un’attività slegata da questa passione. Altrimenti meglio vendere i Folletto.

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