Clintoneide

27 lug

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La convention di Hillary è stata nei primi due giorni anche quella di Bernie Sanders, il suo unico sfidante nelle primarie ( altri sono caduti subito ).
Bernie ha accettato la sconfitta, puntando ad emendare la piattaforma politica del partito democratico che esce, sulla carta, mai così progressista nella storia.
I due si sono abbracciati, i delegati delle due parti hanno ingaggiato una gara di grida nell’arena, hanno pianto, hanno riso.
Tutto ha contribuito al dramma.
Raccontarlo non è semplice, anche perche’ siamo atterrati a Philadelphia in una convention caotica come sono sempre quelle dei democratici, con tantissime cose da vedere e ascoltare anche fuori dallo spazio dell’arena. E poi il disastro del wifi che non va, del lager in cui siamo. Nulla a che vedere con la convention repubblicana che cominciava alle sette di sera, costruita solo per la televisione, dove tutto funzionava anche perche’ era solo una riunione di famiglia ( Trump ) senza la “noiosa presenza” dei potenti repubblicani che hanno disertato l’adunata.
Ieri poi dopo la proclamazione ufficiale della nomination di Hillary, una piccola parte di delegati di Sanders ha manifestato la sua delusione, andando a cercare visibilità nel tendone dei media.
Ad un certo punto c’erano piu’ telecamere su di loro di quanti fossero loro stessi.
Ho parlato con un’insegnante, delegata di Bernie dalle Hawaii. Faceva tenerezza. Si era pagata il viaggio in gran parte di tasca sua per venire a Philadelphia. Non si faceva una ragione del compromesso finale raggiunto da Bernie con Hillary.
Ho provato a dirle che “it’s politics”…e Bernie è in politica da quando è nato. E che Hillary è la prima donna candidata alla presidenza degli Stati Uniti.
Una giornata storica, provano faticosamente a dire anche le televisioni, oggi. Non per Kate, dalle Hawaii.

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