Narrazione olimpionica

8 ago

Becco brandelli di Olimpiadi dall’India che, diciamocelo, non e’ un osservatorio privilegiato in questo caso.
Ogni paese racconta soprattutto i suoi atleti. Normale.
Negli ultimi tempi ci hanno rintronato con questa storia che lo sport deve farsi “narrazione”. Come se Ciotti, Beppe Viola ed epigoni vari di Gianni Brera non siano passati dalle nostre parti. Lo sport è racconto per definizione.
In America, dove leggo che la cerimonia d’inaugurazione è andata malissimo per la NBC ( il peggiore ascolto dal 1992 ) si parla di troppa reality tv per “narrare” queste giornate.
Ci sono le gare e ci sono i risultati. Quelli ci interessano. Lasciamo perdere “the narrative”.
Succede che il surplus di narrazione a capocchia destinata al pubblico femminile del daytime in America ( che si dice sia meno attento al risultato, appunto ) sta apparentemente rimpinzando la televisione di raccontini. Che si vanno a mettere in mezzo al boom di spot venduti per un miliardo e duecento milioni. E cosi’ le competizioni sembrerebbero essere diventate solo la maionese del sandwich.
Questo leggo, dalla lontana India.

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