Manhattan “and the rest of America”. Pensierini

9 nov

Lasciamo perdere chi salta giu’ dal carro di Hillary e chi sale su quello di Trump.
Chi l’aveva detto. Chi aveva capito tutto e chi non ci ha capito niente. Chi vuole fuggire in Canada e chi non è mai stato cosi orgoglioso di essere americano.
Hillary ha vinto il voto complessivo popolare di queste elezioni. Ma come quattro altri candidati nella storia prima di lei non è bastato. Perche’ ?

Marilyn arrivata dal Belize, da 21 anni a New York senza documenti, ha votato ieri per la prima volta.
L’ho incontrata in un seggio nel quartiere di Inwood, a nord di Manhattan, in un’area in cui la lingua dominante è lo spagnolo. Occhi lucidi e voto per Hillary, “perché sara’ la prima donna presidente”
John ( Giovanni ) ristruttura case a Manhattan ed è iscritto da sempre al partito democratico, come i suoi genitori arrivati dalla Sicilia. L’ho incontrato due giorni fa per parlare di un lavoro da fare a casa. Mi ha detto che nel 2008 aveva votato “for the black guy better than a woman” ( meglio il nero della donna ). Questa volta avrebbe votato Trump.

La prima donna non ce l’ha fatta. Anche perchè non era esattamente un volto nuovo. E queste sono state, ancora una volta in America, le elezioni del cambiamento. Chi ha votato Bernie Sanders ( come me ) almeno questo ( solo questo ) lo aveva capito. Sanders aveva battuto Hillary in Michigan, lo stato di Detroit e lo abbiamo tutti velocemente dimenticato. Una parte non piccola di quell’elettorato è andata trasversalmente a Trump.
Nel programma “La Casa Bianca” ( Rai Tre ) a cui sto finendo di lavorare abbiamo raccontato storie. Una, quella di Nicolai, ha spiegato bene questa transumazione da Sanders a Trump.
I millennials sono stati a casa. Come del resto fanno spesso nelle elezioni per la Casa Bianca. Si erano svegliati con Obama ma dopo la sconfitta di Bernie sono tornati a dormire.

La legacy ( l’eredita’ ) di Obama è stata lacerata. Il presidente esce dalla Casa Bianca con il 49% di popolarità, che è tra le più alte mai registrate alla fine di un mandato. Ma nonostante gli sforzi, i palchi comuni, le strimpellate di Bruce Springsteen e compagnia, questa popolarità non si è trasferita ad Hillary.
Trump ha usato quel semplice mezzuccio che si usa in politica da sempre. Quello di appiccicare un nomignolo all’avversario. Cosi’ aveva distrutto i suoi 17 avversari nelle primarie. Hillary è diventata “crooked Hillary”, Hillary l’imbrogliona e il messaggio è passato.
A Trump ne potevano essere affibbiati diversi. Non è stato fatto perche’ le campagne elettorali sofisticate non lo fanno. E ci sara’ da riflettere anche su questo ( almeno per chi fa questo mestiere ). I democratici hanno ripetuto fino a sfinirci che “quando loro volano in basso, noi voliamo più in alto”. Ci sentivamo cosi’ migliori ed eravamo dei fessi.

Io ho votato a Manhattan dove vivo. Il risultato nell’isola è stato di 515.481 voti per Hillary e 58.935 per Trump ( 98% dei voti scrutinati ). Trump massacrato nel luogo della sua residenza.
Nel luogo in cui vivono più miliardari ma anche nel luogo della massima diversità di colori ( di pelle ) al mondo.
Trump ha vinto tra gli uomini, bianchi, sposati, dai 45 anni in poi, non laureati, che vivono fuori dalle grandi citta’. Ma la questione che ha giocato di più è stata,probabilmente, una sottotrama presente in tutti questi 18 mesi di campagna elettorale, dalle primarie in poi. “The browning of America”. Proprio quella che aveva spinto Obama alla Casa Bianca.
L’onda revanscista , legata strettamente alla propria condizione economica minacciata ( o presunta tale ) ha galvanizzato un nuovo elettorato che ha eretto un muro domestico contro tutti quelli dalla pelle e religione diverse da quelle dominanti.
L’America inclusiva è stata messa fuori dalla porta. E Hillary non aveva la chiave per aprirla.

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