Dalle storiacce nella nuova era delle balle al mestiere di chi le sparge

7 dic

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L’ultimo ciclo elettorale ha sdoganato tutto. Balle, cospirazionismo, politicamente scorretto e ha azzerato la retrovia del fact checking, come un’inutile suppellettile elitaria.
Liberi tutti, idioti e furbetti che navigano nel grande mare senza dogane di Internet.
E cosi le televisioni all news ci raccontano adesso per ore di Hillary e una pizzeria di Washington supposto covo di pedofili e del generale Flynn, che dovrebbe vegliare in futuro sulla nostra sicurezza nazionale, mentre suo figlio diffonde balle.
Il post fattuale è il nuovo storytelling, per dirla con parole che ci riempiono le orecchie di cerume solo a sentirle.
La televisione delle breaking news fa da megafono alle non notizie lievitando il soufflé degli ascolti. Quando poi il soufflé si sgonfia, se ne mette in forno un’altro. E cosi’ via fino a quando scambiamo leggende metropolitane per storie realmente accadute.
Sono lontani i tempi in cui The New York Times, la BBC, ecc. funzionavano da notai della verita’. Ma anche quelli recenti in cui facevamo tutti il tifo per ProPublica che vinceva il Pulitzer.

Che fare ?
Bisogna ripartire dal mettere il naso fuori dai circuiti che si autoconfermano, ripartire dall’ascolto.
E dalla semplice osservazione che la mistica dei data si è perlomeno ridimensionata mentre quella dei social media avrebbe addirittura giocato contro. Tutti servi sciocchi.
Dovremmo pero’ anche ricordarci che il vantaggio di Hillary su Trump nel voto complessivo, popolare, è salito a due milioni e settecentomila e il risultato non e’ ancora definitivo. La prima bolla-balla da sgonfiare sarebbe il sistema elettorale americano.
Referendum ? No grazie.

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