Messico, in viaggio. Le storie.

16 dic

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Stiamo andando ogni giorno sui binari dei treni, ad un’ora a nord di Citta’ del Messico.
È uno snodo importante per chi si e’ messo in cammino dal Centro America.
Sono treni merci, senza orario, che passano un paio di volte al giorno e ti avvicinano alla frontiera con gli Stati Uniti. Avevo letto che la famigerata “Bestia” (questi treni merci) su cui tanto è stato scritto e girato non era piu’ un mezzo di cui si servono i migranti. Non è proprio cosi’.
È molto pericoloso, sempre. Difficile salirci perche’ devi farlo in corsa. Si rischia la vita. Migliaia quelli che hanno perso arti e i morti.
Se ce la fai a salire e a superare la polizia privata della linea ferroviaria che passa e ripassa ai bordi della strada ferrata poi ne puoi trovare ancora tra un vagone e l’altro e devi nasconderti bene. Sono incappucciati e hanno la licenza di fare qualsiasi cosa.
In tanti non prendono i bus perche’ c’è il rischio di essere fermati dalla polizia dell’immigrazione e dalle gangs. Ma soprattutto costano.

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Stiamo seguendo chi, senza far parte di alcuna organizzazione umanitaria ufficiale, aiuta i migranti. Personaggi che non immagini esistano. Che dedicano la loro vita ai migranti e hanno messo i loro salari in comune per assisterli. Arrivano da Argentina, Bolivia, Costa Rica. L’altra America. Ma questa è la storia che racconteremo nel documentario che stiamo girando.
Con loro abbiamo incontrato Miguel Angel, 10 anni, che non vuole necessariamente arrivare negli Stati Uniti. Ha un sogno diverso. Vuole ritrovare sua madre che dovrebbe essere a Tijuana, alla frontiera, con le due sorelle. Viveva con la nonna che non c’è piu’. Il padre, drogato, lo ha cacciato di casa perche’ non portava soldi e gli ha fatto smettere di andare a scuola dopo la terza elementare.
Miguel Angel allora è fuggito. Con un sacchetto di spiccioli in tasca, 95 pesos, che conta e riconta e che sono meno di 5 euro. E’ partito dal sud, seguendo diversi gruppi di migranti, soprattutto dall’Honduras. Li abbiamo conosciuti. Oggi erano una decina ma il loro numero cambia. C’e’ un ragazzo, William, di quindici anni che vuole arrivare a San Francisco, dove gia’ vive suo fratello. Solo una ragazza di 21 anni tra loro.
Non sappiamo come Miguel Angel abbia fatto gia’ a percorrere centinaia di chilometri. Lui dice salendo sui treni alle fermate e nascondendosi.
Abbiamo visto Miguel Angel, William e gli altri provare a salire sui due treni che passano al giorno. In tre ce l’hanno fatta.
E’ impossibile per il piccolo Miguel prendere il treno in corsa. Allora l’idea è stata quella di offrire al quindicenne William il viaggio in bus, con Miguel. Docciati e cambiati, li abbiamo accompagnati alla stazione dei bus e fatto i biglietti. Si dovranno far passare per fratelli. Non hanno nessun pezzo di carta che dica della loro identità. Dovranno cambiare vari bus. Proveremo a rivederli alla frontiera.

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Miguel ci ha incantato. E’ un bambino molto educato che ringrazia continuamente. Curiosissimo. Ci ha detto cosa pensa di Trump, del muro e di come va il mondo. Se non troverà sua madre, proverà ad entrare negli Stati Uniti perche’ vuole vedere come sono.
Buena suerte, piccolo Miguel.

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