I soldi degli altri

27 feb

La storia del tetto ai compensi RAI è un’altro segno dei tempi.
Ci sentiamo autorizzati in tanti a parlarne perche’ paghiamo un canone ( ma non si paga anche SKY ? ) e per la convenzione tra il Ministero dello sviluppo economico e la RAI ( contratto di “servizio pubblico” ). E poi, “il clima politico”.
La televisione si paga anche in America. A quella base si aggiungono canali e pacchetti di canali. La televisione non è gratuita. E’ un’impresa che sta sul mercato e dovrebbe portare a casa soldi altrimenti chiudere.
Esempio: la ricca Al Jazeera ha chiuso in America perche’ non c’era l’ascolto.
In Italia i conti sono, a volte, un’opinione. Esempio altro: lo scorso anno le grandi compagnie aeree hanno incassato molto grazie al calo del prezzo del petrolio. Tranne l’Alitalia, che per ora vola sulle nostre teste.

240mila euro ( lordi ) all’anno, il tetto. Le liste di quelli che navigano nei dintorni di questa cifra o sopra mettono insieme chi sta dietro una scrivania e chi vediamo da casa, affacciato nel televisore.
Per tanti dirigenti andrebbe bene anche la meta’ dei 240, che è comunque un bel prendere se non hai inventato “Chi l’ha visto”. Quelli che vanno in onda partecipano ad un altro campionato.
Senza in questo caso riattraversare l’oceano e andare in America, conduttori, intrattenitori, attori di programmi televisivi nuotano in un mercato in cui la concorrenza, la competizione determinano i compensi.
Si puo’ discutere dell’entita’ di questi bonifici e dell’attribuzione degli stessi in alcuni casi ma non trovo la cosa cosi’ interessante. Certo, a volte sono cifre che fanno impressione ma io sarei contento se i Della Valle prendessero Messi e e gli dessero 50 milioni all’anno e una bella maglia viola. Non mi faranno questo regalo ma è la stessa cosa.
Mi piacerebbe leggere le dichiarazioni delle tasse di alcuni famosi della televisione ma poi non ho mai letto quella di Trump e allora me ne faccio una ragione.
Mi piacerebbe anche che chi ramazza uno, due, tre milioni l’anno non facesse il moralista, l’uomo qualunque in tv. Ma questo e’ un sedimento ineleminabile della nostra identità. In America ( eccoci di nuovo ) il lauto contratto è parte integrante del contratto che si firma con i telespettatori. Ellen, Oprah e compagnia guadagnano decine di milioni all’anno ma non sono come noi e non fanno finta di esserlo. Hanno avuto successo.
Si dice che sarebbe la pubblicita’ dentro i programmi a pagare i famosi e a far guadagnare la tv. Non si dice che senza quel patrimonio di professionalita’, quei contenuti storici che stanno dentro ai tasti uno, due e tre del telecomando, la pubblicita’ sarebbe quella del bar sotto casa mia.
Quindi, parlare di tetto fa bene, in generale. Utile conoscere le cifre, sempre. Brutta cosa la gogna.

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