Starbucks ole’

1 mar

Si è scatenata una cagnara anti Starbucks prima del suo approdo in Italia.
A parte palme e banani, ho letto una risposta di Aldo Cazzullo sul Corriere che boh.
Mi è venuta voglia di bermi il caffe-broda che ogni giorno mi faccio a meta’ giornata nello Starbucks di fronte al montaggio. Due dollari e 12 cents.
Non sono un fan della catena di Seattle ma quando vado in giro negli Stati Uniti “profondi” cerco sempre un’isola in cui andare sul sicuro, leggere e trovare il wifi. Anche a New York, dove non è detto che i caffe’ “indipendenti” siano meglio.

Ho letto che il primo caffe’ in America è stato aperto a Boston nel 1689. Sull’origine della pianta del caffe’ se la battono Etiopia, Yemen e l’antica Persia. Recentemente sono stato in Chiapas dove pure avanzano qualche pretesa al riguardo e comunque sostengono che quello equo e solidale è il loro. Sull’aereo di ritorno ho parlato a lungo con un americano del New Jersey che andava in Chiapas ma anche in Honduras e Guatemala a comprare caffe’ da una rete di cooperative locali e sosteneva che Starbucks si comporta con i produttori come Walmart, strappando prezzi da affamatori. Non ho idea.
Quello che si sa è che Starbucks paga meglio i suoi baristas dei concorrenti.

Quella che trovo ridicola è l’affermazione di un primato nostro sulla bevanda. In Turchia, in Brasile che dovrebbero dire ? Il cappuccino col cuore disegnato nella schiuma ormai lo fanno ovunque.
Il cibo etnico tira parecchio. Il mondo si è allargato ma non ditelo a Trump.
La pizza migliore degli ultimi anni l’ho mangiata recentemente in North Carolina. Il burger migliore vicino a Firenze.
A me fa abbastanza schifo il sushi. Oggi ho visto dalle parti di Piazza Mazzini a Roma un locale che spaccia sushi e pizza, insieme. E poi ce la prendiamo con Starbucks, ma dai.

Comments are closed.