Jungletown il nuovo Real World. VICE, la MTV della generazione smartphone

29 mar

La prima puntata di Jungletown (la nuova serie di Viceland, il canale tv di VICE) segna un definitivo passaggio di testimone.
MTV è stata la televisione della generazione che ha sposato musica e video e dato vita ai nuovi format dei docurealities. Real World di MTV (i sette ragazzi in una casa di una citta’ americana, ogni volta diversa) ha segnato una svolta storica nella storia della televisione.
Si, certo, c’era stato il racconto della PBS su una famiglia americana e quella “up series” britannica che dal 1964, ogni sette anni, ha mandato in onda quattordici bambini, oggi anziani baby boomers. Ma MTV ha serializzato un modo di fare televisione in cui la forma, il montaggio ancora piu’ dei contenuti, hanno sepolto la vecchia televisione. Grande Fratello e fotocopie varie nascono da quella rivoluzione.
Ma siamo al secolo scorso. Non propriamente ma per dare il senso della contaminazione che ha poi ibridato la televisione con i telefoni, gli strumenti con il loro uso.
VICE ha letto meglio di altri questa mutazione ed è riuscita a specchiarla, anche oltre i suoi meriti.
La confezione dei suoi prodotti è tagliata sulla generazione che ricava tutto quello che sa dal telefono.
Viceland, il canale televisivo che a New York trovo al numero 133, mette in fila le sue merci, come semplice megafono di una fruizione piu’ larga, liquida, senza tempo.
Eccoci cosi’ arrivati a Jungletown che frulla insieme il vecchio Real World con Survivor, Grande Fratello con le Isole dei non famosi.

Siamo a Kalu Yala, nella giungla di Panama, dove in un villaggio “eco-sostenibile” (per dire di una vita difficile) arrivano 80 “stagisti” che pagano 5000 dollari per mischiarsi ad altri 40 che dovrebbero sapere cosa fare per alimentarsi, costruire ricoveri, trovare acqua, eccetera. Sono in tanti per ora e quindi i caratteri sfuggono e alcuni fuggono proprio perche’ non ce la fanno.
Una miscela di ideali, approssimazioni, spinte generose e altre piu’ o meno indotte da genitori consenzienti e non, che vediamo intervistati.
Siamo come in un Real World allargato che evoca utopie e fa a pugni con una realta’ che va oltre la gita degli scout. E’ un mondo interessante, altro da quello da cui i ragazzi provengono, almeno nel perimetro delle cose di cui ci circondiamo e che diamo per scontate. Con il fantasma di una nuova Jonestown e un leader da scoprire nei prossimi episodi.

Ampio uso dei droni, come ormai routine, per dare l’idea della vastità della giungla in rapporto al piccolo nucleo di nuovi occupanti e un montaggio che taglia continuamente la possibilità di capirci di piu’. Ma questa è la “contemporaneità” (televisiva ) miei cari, dove l’attenzione è misurata in secondi e oltre c’è il panico dell’ascolto.
Detto questo, la storia è intrigante in una misura che va oltre esperimenti simili di costruzione di nuovi mondi nel passato, da Kid Nation della CBS a Utopia di Endemol.
In Jungletown non ci sono vincitori, nominations, eliminazioni. È il tentativo di costruire un esperimento sociale (detto senza ironia) ma soprattutto televisivo.

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