Detroit, al cinema Charlottesville, in tv

15 ago

Vedere Detroit al cinema e poi aprire una delle televisioni all news fisse su Charlottesville non è come chiudere la forbice dei 50 anni che separano gli scontri di ieri e oggi. Paragoni implausibili ma richiamati  da stampa e critici.
Detroit, il film del premio Oscar Bigelow, è girato come un documentario, con la camera sporca che arriva muovendosi sui dialoghi, sulle azioni proprio come fanno le televisioni delle breaking news. Quindi formalmente il paragone regge.
Detroit è un film che ti bevi senza mollare un secondo ma duro da mandare giu’.
È una storia ricostruita, in parte fiction, fino a dove è arrivata la scrittura- inchiesta. Scava sempre dentro la storica ferita americana della schiavitù’ che gli otto anni di Obama non hanno chiuso e che Trump ha definitivamente riaperto.

Una parte della critica ha eccepito sulla costruzione dei personaggi di Detroit. Finisce il film, tiriamo un sospiro di sollievo ma non sappiamo molto dei “cattivi e dei buoni” che abbiamo visto per più di due ore. A me non è mancato di vederli a casa loro, eccetera.
Alla fine li conosciamo. Come abbiamo imparato a conoscere la vittima di Charlottesville ed il suo investitore assassino. In breve perdono identità per diventare simboli. Di questi tempi duri in cui un film che racconta una storia di 50 anni fa puo’ essere scambiato per contemporaneo. E viceversa.

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